Giardinaggio della non azione

balcone-estivoDall’ultimo piano di casa mi sono affiacciata per stendere il bucato, ho visto la fioritura sul balcone sottostante e ho provato tenerezza. Quattro o cinque anni fa in settembre ho piantato in quattro cassette rettangolari piccole viole del pensiero bianche e azzurre. Le ho tolte tardi in giugno, quando erano ormai caduti i loro semi. Ho piantato al loro posto, aggiungendo al terriccio solo una manciata  di stallatico pellettato,  petunie blu chiaro. Poi mi hanno regalato un paio di portulache gialle, per le quali ho trovato  nelle cassette uno spazietto qui e uno là. In agosto in mezzo sono nate nuove viole del pensiero e io non ho fatto nulla: in ottobre, quando le petunie erano ormai esaurite, le ho tagliate e, tempo tre settimane, avevo le cassette colme di viole del pensiero di tutti i colori, con una prevalenza di blu, bianco e azzurro. L’anno dopo a fine maggio sono nate petunie a sostituzione delle viole esaurite. Colori: violetto, rosa, viola scuro, figlie di quelle blu dell’anno prima, evidentemente con sangue d’altre tonalità. Quell’anno, due anni fa, ho acquistato ad una mostra a Grado una pianta che si chiama Talinum calycinum (Phemeranthus calycinus), una perenne delle portulacacee del Sud degli Stati Uniti che il venditore mi assicurava resistente al freddo. Invece qui a 800 m, sulle Alpi, non gli è piaciuto affatto il clima ma, sorpresa, a distanza di due anni i suoi semi quest’anno hanno dato vita ad alcune piantine. Semi finiti come per magia dentro alle cassette, perché  avevo coltivato la pianta in un vaso un paio di metri più in là. Sicché: le viole del pensiero adesso sono di tutti i colori, alcune gialle e lillacine sono in fiore persino ora; le petunie si sono rarefatte, in ogni caso ora ce ne sono tre piante color porpora e altre, ancora piccole, fioriranno tra un po’. In una cassetta c’è una selva di Talinum con tanti sottili steli fioriti di rosa (ne tirerò via un esemplare e lo terrò a svernare nel vano delle scale non riscaldato), tra petunie, portulache bianche e gialle nate da sole e una moltitudine di nuove piantine di viole del pensiero, per ora con due o quattro foglioline. Caro Masanobu Fukuoka, si può davvero  essere giardinieri pigri, basta fare in modo che la situazione entri in equilibrio. Infatti: non bagno quasi, nutro con un po’ di concime liquido una volta ogni tanto tutto l’anno (esclusi i mesi invernali), non semino, non diserbo, non sostituisco la terra, non scelgo: lascio fare. E quei fiori, che mi sollevano da incombenze che non ho tempo e forze per assolvere e vivono da soli con tanta allegria, sono un dono. Ogni volta che li guardo una sorpresa e un attimo di riconoscente tenerezza.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

5 thoughts on “Giardinaggio della non azione

  1. Ho letto e riletto più volte il suo articolo e vorrei esternarle il mio pensiero . Nel “Fare il balcone” in primavera ed in autunno metto in atto tutta la mia creatività e questo mi riempie di gioia. Cerco di abbinare piante e colori che insieme danno al balcone una immagine rigogliosa; tutto però non sarebbe così senza la giusta cura ed attenzione.Secondo me il balcone oltre che a rallegrarci vedendolo crescere e vedendone i risultati giorno per giorno , è un affacciarsi sul mondo, è una sorta di saluto verso coloro che lo osservano e ne prestano attenzione. Quante volte mi sono soffermata a fotografare balconi con fiori e colori abbinati con gusto e, con la voglia di andare alla ricerca di questa o quella varietà o di quel colore ? Ed allora che dire di quelle mostre tipo Orticolario o Masino dove le ultime novità e la ricerca degli addetti ai lavori ci danno una rinnovata carica e ci inducono alla voglia del “fare” ?
    marisa

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    1. @marisa
      In effetti avrei dovuto dire che il mio balcone non è esposto al mondo e alla civiltà, ma guarda un bosco e non è utilizzato come luogo di soggiorno all’aperto, dove effettivamente ci vorrebbe meno sperimentalismo e più cura dei dettagli. In ogni caso le mie scelte sono sempre più nella direzione del provare la capacità adattativa delle piante, piuttosto che il loro uso, più che legittimo, di ornamento e palestra di creatività compositiva. Se gli italiani si dividessero nelle due fazioni, la sua e la mia, avremmo una nazione verdissima e fiorita, cosa che purtroppo non è. Anche quando, come ho dimostrato, si potrebbe piantare una volta e poi lasciar fare alla natura.

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  2. Buongiorno,
    leggendo il suo articolo da coltivatore e produttore, le prime cose a cui penso, estremizzando, sono: 1. dovrei evitare di andare ogni anno alla ricerca di nuove varietà di viole (ed annuali) da produrre per poter offrire sempre il meglio al cliente; 2. seguendo il criterio di lasciar fare alla natura, a cosa servirebbero le mostre mercato? Basterebbe stare a guardare un fioriera e prima o poi qualche cosa nascerà. Il quel caso sarebbero ancora più fortunati i possessori di un giardino, magari il passaggio di un uccello che si è nutrito da un arbusto pregiato…
    Alberto

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    1. @Alberto
      Nella risposta che ho dato poco fa alla signora Marisa ci sta anche la risposta a lei. Con una precisazione: nessuno intende tagliare le ali ai giardinieri, ai ricercatori varietali, ai bravi vivaisti, ai visitatori delle mostre di giardinaggio, che spero abbiano sempre più voglia di accrescere la cultura giardinieristica. L’esempio di non azione che ho portato è per dire che a cercare la sintonia con la natura anche chi non ha tempo, denaro e competenze può avere un balcone fiorito tutto l’anno. E, aggiungo dato il mio interesse di naturalista, può fare esperienza di genetica, adattamento, resistenza dei vegetali. Poi ben vengano le viole del pensiero nuove: ma io, in quattro anni, nelle mie cassette sperimentali ne ho viste fiorire di bellissime, mai viste in giro, che sarebbe stato intertessante riprodurre…

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  3. Capisco il disappunto di chi, per professione, vende piante. Confesso però che quest’anno, sul balcone, il vaso che preferisco è composto da una calendula, varie rosette di una succulenta, un’erba miseria blu. Tutte arrivate, col vento, dai vasi dei terrazzi vicini. Ero in ritardo con il consueto rinnovo delle piante annuali, e mi sono trovata, a sorpresa, questo armonioso miscuglio. Potevo buttarle?

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