Te la do io la campagna

Dicono: chissà come stai bene a casa tua in questo periodo, chissà che fresco, che pace, che relax… Io taccio. La campagna interpretata da chi non ci vive è molto più romantica di quanto non sia nella realtà. Certo, uno deve esserci tagliato, per vivere in campagna, deve trovare la poesia anche nel fango che arriva sino in fondo al soggiorno incollato stabilmente alle scarpe, deve considerare un piacevole diversivo d’estate annaffiare per ore giardino e orto e d’inverno spalare neve per poter uscire di casa, deve avere il senso del ritmo dei lavori, soprattutto in luoghi come quello dove vivo io, sempre a rischio di un bell’acquazzone, di temporali devastanti (come quelli della settimana prima di Ferragosto), di giorni di basse pressioni immersi tra le nuvole anche quando altrove c’è bel tempo stabile. Sicché se devi seminare, tagliare l’erba, diserbare, potare ecc. non sai mai quando lo potrai fare. Per vivere in campagna poi bisogna non essere schizzinosi e aver presente che è obbligatorio condividere lo spazio con una moltitudine di creature, non sempre simpatiche e benvenute. Infatti nell’ultimo mese ho dovuto fare i conti con parecchi personaggi che sono a casa loro nella mia. Per esempio il biacco (Hierophis viridiflavus), una biscia che  ho trovato parecchie volte nelle zone più soleggiate del mio terreno. Qualche estate fa un biacco ha sceso con me i sessanta gradini davanti a casa (alla visione di un serpente lungo 130 cm mi sono messa a correre, e lui dietro con il mio stesso ritmo). Alla fine, incazzatissimo, mi aveva aggredita sulle gambe, però coperte dagli stivali. Ora so che al massimo in quell’occasione ci ha rimesso i dentini e io non ci avrei rimesso proprio niente, ma la storia non mi era piaciuta. Un’altra volta ne ho visto un esemplare di 60-70 cm nell’orto, anzi ho visto prima le spoglie della muta in mezzo alle fragole che stavo raccogliendo e subito dopo ho visto il proprietario che aveva evidentemente appena smesso l’abito vecchio. L’altro giorno invece, arrivando a casa con una vecchia zia, mio marito ha accelerato il passo per andare ad aprire la porta d’ingresso e sulla soglia del portico ne ha visto un esemplare di una cinquantina di centimetri, sottile e agilissimo. “Via, via, c’è la mirauda! – ha urlato, ma il serpentello, sotto i miei occhi incuriositi, si è dileguato e in un secondo si è infilato nella terra sotto la rosa delle quattro stagioni. “Bisognerà che non metta troppo la faccia lì in mezzo come faccio spesso – ho commentato  mentre la vecchia zia si chiedeva che cosa era tutta quell’agitazione – e che chiuda il foro che continuo a trovare. Pensavo fossero i topi…”. Una volta a darmi il benvenuto sulla porta di casa trovai una piccola vipera che si godeva il sole sul pavimento di cemento. Ero così spaventata da quella presenza che l’ho presa a randellate, come ora non farei più. Una scheda chiara per fare la conoscenza del biacco si trova in questo blog.

E poi le formiche. Già lo scorso anno ne avevo avuto sentore ma, dopo qualche settimana di processioni sul piano della mia cucina in muratura, le formiche se ne erano andate o almeno così mi era parso. Avevo visto qualche piastrella del piano di lavoro sollevata e mio marito giudiziosamente l’aveva sistemata con un po’ di stucco. Tutti dicono che quest’anno le formiche sono particolarmente invadenti, probabilmente per la primavera poco calda e molto umida. A me la loro invadenza è costato il rifacimento di una parte del piano piastrellato della cucina, compreso lo smantellamento del legno medio denso sul quale erano incollate le piastrelle. Dieci giorni fa è cominciato un furioso via vai, con meetings di massa serali di formiche con e senza ali nei pressi della finestra della cucina in vista della sciamatura. Non una che toccasse prodotti alimentari: ho fatto persino la prova versando un po’ di zucchero e attendendo che le formiche si azzuffassero per bottinarlo. Nulla. E così ho capito che si trattava di specie xilofaghe e per cibo avevano scelto probabilmente il piano di circa 6 metri quadrati nascosto dalle piastrelle (meno male solo quello, perché a casa mia sono di legno porte, pavimenti, travi, mobili…). Non avevo sbagliato diagnosi, infatti c’erano gallerie nel mediodenso idrofugo, che in un punto prossimo al lavello era praticamente disfatto. Caos in cucina per tre giorni onde ripristinare l’ordine, il mio ordine naturalmente. Ma è la campagna, bellezza. E a questo punto bisognerebbe approfondire il mondo complesso delle formiche, chissà di quale specie (delle 850 esistenti in Italia e delle 12.000 classificate nel mondo) e perché siano venute a vivere proprio nella mia cucina. Per chi ha tempo in questo periodo, c’è una scheda su wikipedia dedicata a mirmecologi di stomaco buono (it.wikipedia.org/wiki/Formicidae).  Io ci ho capito poco e non mi sento tanto portata per questi argomenti. Anche se vivo con piacere in campagna.

Aegosoma scabricorne (Scopoli, 1763) è uno dei cerambici più grossi d’Europa. Lungo 28-50 mm (la larva alcuni centimetri in più), è di colore bruno o rossastro. Il capo è dotato di grosse mandibole. Le elitre hanno tre o quattro rilievi longitudinali. Il maschio ha antenne robuste e acuminate, mentre la femmina è riconoscibile da un lungo ovopositore che fuorisce dal fondo delle elitre. La larva è polifaga, si ciba cioè del legno di diverse latifoglie, con una preferenza per quercia, castagno, pioppo, più di frequente il legno di vecchi esemplari deperiti. Gli adulti, che compaiono in estate,  frequentano i tronchi d’albero, sono attivi di notte e sono attratti dalla luce artificiale. Questo insetto si incontra, non comune, in tutta Italia; quello che ho fotografato, una femmina direi, era quasi allo stadio adulto.
Aegosoma scabricorne (Scopoli, 1763) è uno dei cerambici più grossi d’Europa. Lungo 28-50 mm (la larva alcuni centimetri in più), è di colore bruno o rossastro. Il capo è dotato di grosse mandibole. Le elitre hanno tre o quattro rilievi longitudinali. Il maschio ha antenne robuste e acuminate, mentre la femmina è riconoscibile da un lungo ovopositore che fuorisce dal fondo delle elitre. La larva è polifaga, si ciba cioè del legno di diverse latifoglie, con una preferenza per quercia, castagno, pioppo, più di frequente il legno di vecchi esemplari deperiti. Gli adulti, che compaiono in estate, frequentano i tronchi d’albero, sono attivi di notte e sono attratti dalla luce artificiale. Questo insetto si incontra, non comune, in tutta Italia; quello che ho fotografato, una femmina direi, era quasi allo stadio adulto.

Qualche giorno prima della disavventura con le formiche, in famiglia ci siamo risolti a spaccare, per farne legna da ardere, il tronco già tagliato di un vecchio Acer pseudoplatanus (acero montano) che in marzo avevo dovuto abbattere perché seriamente danneggiato dal fulmine anni fa. Con sorpresa, aprendo con le mani due ceppi di legno divisi dal cuneo di acciaio della macchina spaccatrice, era emerso in basso il foro di una galleria di 2 cm di diametro, da cui sbucava un culetto bianco e molle appartenente ad una grossa larva. Mio marito l’ha fatta uscire e ne ha poi trovate altre in altre porzioni di tronco. “Che peccato – ho detto io – bisognerebbe restituire il pezzo di legno ai legittimi inquilini. Avranno impiegato anni a diventare così e noi in un attimo facciamo finire la loro storia”. L’ho detto con malinconia, sapendo che un cervo volante impiega 6-7 anni per diventare adulto. E mio marito, prosaico uomo di campagna con i piedi per terra: “Vedi tu, se vuoi farti mangiare tutta la legna accatastata conservale, così si riproducono e fanno un giro sugli alberi di casa nostra per cercare il miglior ristorante per le loro larve”. Allora gli ho detto di fare come meglio gli pareva e che mi sarei allontanata per non vedere. E lui: “Eh no, dillo, non vuoi sentire il “gnac” che fa una larva lunga sette centimetri se schiacciata e mi lasci qui unico responsabile a fare l’assassino!”. È vero, ho avuto un brivido, ho anche pensato con disgusto che da qualche parte di questo mondo c’è di certo chi trova squisiti simili bacherozzi. Ho risolto la questione decidendo di fotografare la creatura aliena prima di voltarle le spalle e proponendomi di riservarle un angolo del mio blog per far sapere in giro che nel legno, a nostra insaputa, vivono personaggi inquietanti per quanto naturali, anzi naturalissimi e necessari. Di certo è un cerambice, probabilmente della specie Aegosoma scabricorne. Aspetto che confermi la determinazione chi è più entomologo di me. Una bella scheda l’ho trovata sul portale di Natura Mediterraneo, un’altra  si trova nel sito dell’Associazione Micologica e Botanica AMINT.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

3 thoughts on “Te la do io la campagna

  1. Davvero la maggior parte delle persone ha una visione del vivere in campagna che e quella data dalla pubblicita, mi riconosco perfettamente in questo racconto, aggiungo che sono indimenticabili le giornate estive dove si rompe la pompa del pozzo ..

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  2. ciao mimma! noi in dialetto il biacco lo chiamiamo “scurzun”. dovresti vedere il loro rito di corteggiamento: si affiancano e si avvolgono l’un l’altra mentre avanzano rapidissimi sul terreno. visti anni fa in sardegna.

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  3. Buongiorno Mimma! mi è piaciuto tantissimo questo articolo perché mi ci sono ritrovata in pieno; la campagna è un luogo mitizzato da molti; forse perché la frequentano solo il week end e d’estate, come ospiti, serviti e riveriti in tutto per poi rientrare nelle loro asettiche case di città. L’inverno non è facile, soprattutto per chi ha molti animali che entrano ed escono a loro piacimento (figli compresi), però ammetto che non cambierei la mia casa di campagna, il mio orto, il mio giardino di perenni con nulla al mondo (a parte una casa ai Caraibi….;-) scherzo!!!!). Buona domenica di campagna Chiara
    Ps: giovedì conoscerò Carlo Pagani, il maestro giardiniere.. sono molto emozionata!!

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