Larici in xiloteca

Ho appena acquistato 15 metri quadrati di assi di legno che diventeranno  il nuovo pavimento della mia cucina: quello di abete, vecchio di almeno cinquant’anni, era ormai a fine carriera e si stava sgretolando. In una affascinante segheria valdostana ho scelto robuste assi di larice russo, Larix sibirica, grande albero della taiga in grado di vivere al limite della vegetazione  a 2400 m di quota e a –55 °C di temperatura e di vegetare già a +3 °C. Cresce così poco nella breve estate siberiana, che gli anelli sono appressati e il legno risulta compattissimo e resistente anche in esterno. Sul lato breve, nello spessore c’è una scritta rossa con una stella e un paio di lettere dell’alfabeto cirillico. Credo sia la certificazione che il prelievo in natura è stato fatto in modo responsabile e legale. Secondo Greenpeace quasi tutto il larice siberiano in commercio è di Larix_laricinaorigine illegale e trova la strada della Cina, della Corea e del Giappone. Al piano di sopra di casa mia i pavimenti sono invece di larice americano, posati mezzo secolo fa in doghe strette. Lo chiamano impropriamente pitche-pine (per gli anglosassoni corrisponde a Pinus rigida) o tamarack larch, per la classificazione botanica Larix laricina, specie del Canada e degli Stati Uniti orientali dal Minnesota al Maryland. La mia non è erudizione: ho letto queste notizie su internet perché i pavimenti su cui appoggio i piedi ogni giorno sono stati alberi vivi, hanno avuto una storia e una provenienza. Nelle verande invece il pavimento è di larice nostrano, Larix decidua. Non ho dovuto fare grandi ricerche: conosco bene quest’albero, l’ho incontrato molte volte sulle montagne domestiche e un esemplare che vive al di là della strada, davanti alla finestra della mia cucina, ogni anno tra ottobre e novembre diventa una nuvola dorata prima che una notte molto fredda di dicembre faccia cadere tutti gli aghi. E insomma sto pensando che chi vuole informarsi sul regno vegetale ha mille modi per farlo. Anche con i pavimenti di casa, vissuti come una xiloteca che colleziona larici.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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