Etica ed estetica con le erbacee perenni

I-maestri-del-paesaggio-7Ad un certo punto devo decidere se prendermi il tempo per vivere le cose o per raccontarle. Nella vita di certo non mi annoio: ogni giorno, ogni ora, una cosa diversa. Sicché mi sembra già lontano ieri, un bel giorno di settembre dedicato alle erbacee perenni nell’ambito di I maestri del paesaggio a Bergamo Alta. Erano attese si e no 100 persone, al seminario se ne sono iscritte 230 ed è stato necessario persino trovare una sede più ampia per ospitare tutti. Protagonista, insieme al vivaio bresciano Valfredda che ha organizzato l’evento, una paesaggista inglese, che è anche insegnante ai corsi della università di Sheffield, titolare di rubriche di giardinaggio per la BBC e per Gardens Illustrated: Annie Guilfoyle (www.creative-landscapes.com). Per un’ora e mezza la mattina ha raccontato l’uso dei fiori e delle erbacee perenni nei giardini inglesi, dall’epoca vittoriana ad oggi. E di colpo mi sono accorta di quanto sia lontano il modello inglese che sino a vent’anni fa mi riempiva di esclamazioni. Per altro, a guardare il power point preparato da Annie, gli inglesi stessi hanno notevolmente spostato il baricentro dai mixed borders gonfi di fiori estate e inverno a qualcosa che (seppure a malincuore, a me pare) tende all’infinito al giardino in movimento di Gilles Clément o, al massimo, al giardino bianco di Vita Sackville-West depurato di qualsiasi pianta definibile come esuberante.

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Questo è il tempo delle graminacee, delle piante della flora spontanea assurte a star dei giardini naturali, dello “stile prateria” come lo chiama Annie sposando le tendenze portate avanti dalla scuola di Sheffield. Nessuno ha nominato la sostenibilità, ma tutti, compreso Valter del vivaio Valfredda rispondendo al pomeriggio alle domande tecniche degli intervenuti, hanno parlato di giardino etico. Che risparmia acqua, che si raccorda con il paesaggio circostante, che sceglie le piante giuste per il luogo specifico, che mira alla bassa manutenzione, che evita le piante tendenzialmente invasive, ammesso che qualcuno in Italia riesca ad avere il polso della situazione. Renzo Crescini, patron di Valfredda è di certo uno dei migliori esperti nostrani di erbacee perenni, se non il migliore, anche in virtù dei frequenti viaggi di studio a cui si sottopone da sempre per imparare e poter applicare. Chiacchierando mi ha detto che dovremmo tutti trasferirci un attimo in Sudafrica e vedere che cosa si fa a livello istituzionale per conoscere, classificare e imparare a coltivare le piante, e per arginare i rischi delle alloctone invasive.

I-maestri-del-paesaggio-8I-maestri-del-paesaggio-11Ebbene sì, mi sono lustrata gli occhi e ho elaborato qualche nuovo pensiero. Ma me ne sono venuta via un’altra volta con una domanda che ormai mi pongo sempre più spesso: se per essere etici e politicamente corretti i nuovi giardini assomigliano a deserti di ghiaia a malapena vestiti di erbe (Annie Guilfoyle ha parlato come paesaggio estremo contemporaneo del giardino di Derek Jarman a Dungeness), c’è ancora spazio per l’estetica? Per me la Bellezza è legata a canoni che il più delle volte si scontrano con l’etica. O forse sono io che non mi so evolvere e, nonostante il mio giardino-laboratorio condiviso con la natura, ho negli occhi troppi giardini storici di grande respiro e troppi paesaggi alpini umidi e rigogliosi.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

3 thoughts on “Etica ed estetica con le erbacee perenni

  1. Cara Mimma,
    io direi: “vizi privati e pubbliche virtu'”, a casa propria l’estetica estrema a prescindere dai consumi idrici eccetera e nel pubblico una maggiore attenzione civica e sociale

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  2. Sono solo un’appassionata del verde e lei un’esperta, ma probabilmente siamo in sintonia: nel mio piccolo e umile blog nato da poco ho scritto a luglio un articolo “facili d’estate” in cui descrivo alcune erbacee perenni e parlo della necessità di coniugare i principi dell’etica e dell’estetica. Nel mio giardino sono alla continua ricerca di un equilibrio tra i due.
    Anna Maria

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  3. Secondo me si usano troppe graminacee (alcune temo che saranno poi invasive), e non ci si ispira alla natura, come era tempo fa in tanti luoghi: magari dovevi camminare molto per vedere uno spettacolo particolarmente bello, ma in giardino si potrebbero benissimo creare vicini. Il problema può essere che a bassa quota di luoghi a cui ispirarsi e da far vedere ai giovani paesaggisti non ne esistono quasi più.

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