A cosa servono i contadini di montagna

Mio marito è un contadino. Un contadino di montagna, che lavora tanto e non guadagna niente perché il suo ruolo è presidiare il territorio. Ma pare che qualcuno ancora non sappia a che cosa servono i contadini di montagna. O pensa che non ci sia più bisogno che qualcuno per il bene di tutti sfalci i prati invece di consegnarli ai rovi, tenga puliti i boschi perché non diventino luoghi impraticabili e attaccabili dal fuoco, tenga in ordine la rete di vecchie strade e viottoli perché siano percorribili,  controlli l’andamento dei corsi d’acqua, segnali frane e smottamenti e li prevenga mantenendo piantate rive e scarpate. Lo hanno chiamato a fare didattica con i suoi hotel per insetti in una prestigiosa mostra di giardinaggio che si svolge questo fine settimana e lui, che aveva già (come da quattordici anni) l’impegno – irrinunciabile, visto l’incanto del luogo e delle persone – con Frutti Antichi  al castello di Paderna, ha detto va bene, vengo il venerdì solo perché non si può dire di no ai bambini delle scuole. Aveva timidamente chiesto il rimborso delle spese di viaggio, visto che andare su e giù per la Pianura Padana ha dei costi, a maggior ragione per un contadino di montagna che ha rapporti pressoché nulli con il denaro, ma si accorge che serve quando è da riempire di gasolio il serbatoio del trattore e del furgone. Dopo telefonate tecnico-organizzative durate mesi per mettere a punto programma e intervento, ieri all’ennesima telefonata mio marito ha ricordato l’impegno al rimborso spese e si è sentito rispondere: “Noi non rimborsiamo mai niente e se non viene lei abbiamo la fila di chi vuole partecipare”. E lui seduta stante ha deciso di non andarci.

Che ironia. Nel catalogo della mostra che non paga rimborsi spese ai contadini chiamati a dare il loro contributo alla manifestazione compare la pubblicità della Regione Lombardia che spiega “L’agricoltura cambia faccia alla tua vita” E come sottotitolo: “Ti fa mangiare sano, tutela la produzione dei prodotti tipici e fa crescere l’economia”. Per finire più sotto: “Regione Lombardia e Unione Europea con il programma di sviluppo rurale sostengono l’agricoltura per migliorare la tua vita”. Ennesima ipocrisia di un Paese che ha da tempo deciso di affossare l’agricoltura e i cittadini che se ne occupano ma aiuta gli amici con pagine di pubblicità.
Che ironia. Nel catalogo della mostra che non paga rimborsi spese ai contadini compare la pubblicità della Regione Lombardia: “L’agricoltura cambia faccia alla tua vita” E come sottotitolo: “Ti fa mangiare sano, tutela la produzione dei prodotti tipici e fa crescere l’economia”. Per finire più sotto: “Regione Lombardia e Unione Europea con il programma di sviluppo rurale sostengono l’agricoltura per migliorare la tua vita”. Ennesima ipocrisia (tutti nascosti dietro ad una mela) di un Paese che ha da tempo deciso di affossare l’agricoltura e chi se ne occupa, ma aiuta gli “amici” con pagine di pubblicità.

Una manifestazione di giardinaggio modaiolo che senza pudore chiede 14 euro di ingresso ai visitatori si è rifiutata di rifondere non la giornata di lavoro fuori casa di un piccolo contadino, ma i 50 o 60 euro di gasolio e autostrada dovuti a un testimonial vero e non glamour, trendy, shabby chic (o quel cavolo che vi pare per dire che è di moda). Quanto meno è uno che insegna che si può resistere a governare il territorio praticamente senza ritorno economico se ci si accontenta (io la chiamo decrescita felice perché ho letto un po’ di più di lui, ma la filosofia non cambia), se si mira ad una vita piena di vita in mezzo alla natura e si antepone l’interesse della collettività al proprio. Quanto meno, è uno che insegna ad avere la forza delle proprie scelte di coscienza e libertà, per quanto possibile senza rinunciare a praticare il meglio del mondo d’oggi: il computer, la conoscenza di luoghi e persone…

Questo episodio mi è vicino, ma a mio parere è da raccontare non come personale ma come pietosa spia della realtà contemporanea e del valore che essa dà ai valori, e crepi il bisticcio di parole. Così stasera ce ne andremo a Paderna senza essere passati per la Lombardia dei dané. Affacciati sulla corte medievale dal fienile trasformato per l’occasione in rustico ristorante, ci penseranno i padroni di casa di quel posto magico (castellani che amano la campagna e le riservano tutte le cure di cui sono capaci) a raddolcire i pensieri, che una stupida questione di rimborso viaggio ha reso amari perché ha impedito a bambini di città di sapere che gli insetti sono importanti e bisogna favorirli.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

7 thoughts on “A cosa servono i contadini di montagna

  1. Sono risultate purtroppo profetiche le parole di Pasolini che nel 1962 scriveva:” Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno piu’ le lucciole ,le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita. E se la nostra storia è finita a questo Paese poco importa”. Da tempo “nell’ultima età della simulazione” abbiamo imparato a consolarci con comparse molto più trendy e “vere” .
    Vitaliano Biondi

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  2. Carissima Mimma, sono stata molto contenta di leggere questo tuo articolo anche se, purtroppo, conferma ancora una volta la superficialità di alcuni, molti esseri umani. Sono contenta perché mi aiuta sapere che esistono persone che non mettono il denaro al primo posto e che sanno vivere felici lontano dal glamour.

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  3. completamente in accordo con te e tuo marito…ce l’ho a due passi quella mostra dei danè, eppure tutti gli ottobre attraverso la pianura e vado alle altre…come ormai stanno facendo tutti i vivai che ci andavano costretti a pagare per parteciparvi cifre stratosferiche e confrontati con un pubblico che è notoriamente tra i più tirchi d’Italia …;-)

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  4. Abbiamo ricevuto lo stesso trattamento, alla stessa manifestazione, dopo che per ben 3 edizioni abbiamo consentito ai bambini di “abbracciare gli alberi”, senza compensi e senza rimborsi spese. Senza fare “pagare” ai bambini la nostra attivita’ (ma gia’ non si paga 14 euro l’ingresso?), cosa che invece avrebbe voluto l”organizzatore. Anche noi abbiamo detto “no, grazie”. E siamo stati rimpiazzati con ….ben 4 stand (tutti paganti). Meglio cosi’, non ci siamo mai trovati a nostro agio alla fiera dei dane’ , ad uso e consumo di finti appassionati giardinieri delle riviste patinate e dalle finte mani sporche. Andrea

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  5. Mimma mi piaci tu e mi piace tuo marito. Io sono una fruitrice cioè una che quando può, campagna permettendo e bed&breakfast permettendo, va a vedere le novità. E poi vado nei vivai direttamente.Ciao Mimma io amo gli insetti e la coltura naturale, mi piace attendere la crescita di quelle erbe in quella determinata stagione o scoprire angoli sempre nuovi dove le erbe vaganti vanno ad introfularsi. Ciao Luisa

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