Piante e giardini fuori dal ghetto

Altri cactus visti da Silvia Menicagli del Garden Club di Livorno. Ad Harbortea tra molte essenze naturali ed ibridate alcune se ne distaccavano per imperitura bellezza, inattaccabili dalle patologie vegetali, naturali anch'esse ma diversamente strutturate. Erano i cactus, i fichi d'India e le agavi in legno dell' artista livornese Valerio Michelucci.  Non solo scultore, non solo attore, non solo scrittore, una persona appartenente a una categoria che direi multidisciplinare,  un estroverso inteso nel senso etimologico della parola, dal latino extra cioe` "fuori" e da vertere ossia "volgere", cioè che esprime se stesso al di fuori di se stesso, in sostanza esprime la sua creatività agli altri. Personaggio dal puro spirito livornese, gioca con la sua arte non nascondendo un intento ben più profondo come quello che lo ha visto protagonista con un altro artista concittadino, Stefano Pilato, di interventi urbani per la cultura del riciclo e della memoria storica della città di Livorno. Per approfondire: www.valeriomichelucci.it
Altri cactus visti da Silvia Menicagli del Garden Club di Livorno. Ad Harbortea tra molte essenze naturali ed ibridate alcune se ne distaccavano per imperitura bellezza, inattaccabili dalle patologie vegetali, naturali anch’esse ma diversamente strutturate. Erano i cactus, i fichi d’India e le agavi in legno dell’ artista livornese Valerio Michelucci. Non solo scultore, non solo attore, non solo scrittore, una persona appartenente a una categoria che direi multidisciplinare, un estroverso inteso nel senso etimologico della parola, dal latino extra cioe` “fuori” e da vertere ossia “volgere”, cioè che esprime se stesso al di fuori di se stesso, in sostanza esprime la sua creatività agli altri. Personaggio dal puro spirito livornese, gioca con la sua arte non nascondendo un intento ben più profondo come quello che lo ha visto protagonista con un altro artista concittadino, Stefano Pilato, di interventi urbani per la cultura del riciclo e della memoria storica della città di Livorno. Per approfondire: www.valeriomichelucci.it

Complice la domenica di pioggia, sto riordinando le foto delle ultime settimane e mi accorgo che a Harborea a Livorno, lo scorso fine settimana, ho continuamente fotografato ciò che si è avvicendato sul palchetto davanti al teatrino del parco che attende di essere restaurato con gli incassi della manifestazione: danza, musica, meeting point, sfondo di foto ricordo persino di due sposini dark… E dalla constatazione ad un altro pensiero il passo è breve. Le signore agguerrite (ma con modi allegri e soavi che fanno dimenticare la loro corazza) del garden club livornese in tre anni hanno imparato bene la lezione e quest’anno hanno fatto una mossa che mi pare interessante e esportabile. Hanno chiesto alla città di portare dentro alla manifestazione i fermenti d’arte, soprattutto giovanile. Sicché, come di rado succede nelle mostre di giardinaggio, si sono vissuti momenti di grande emozione. Decine di ragazzi di due scuole di danza contemporanea si sono impegnati non in un saggio, ma in brevi esibizioni quasi da professionisti per intrattenere il pubblico di visitatori. Piccoli concerti di musicisti di band multietniche (oh, che bella scoperta, le travolgenti percussioni senegalesi della Caciuk Orchestra!), il suono naturale delle rose elaborato da un raffinato musicista di nome Valerio Ianitto, il canto d’amore di un marocchino che conosce l’italiano meglio di tanti italiani… Io credo che una delle evoluzioni possibili delle mostre di giardinaggio e un modo per integrarle con le realtà sociali del luogo sia proprio questo. Così le piante e i giardini potranno partecipare ad una visione più vasta e articolata della realtà e dell’arte e uscire dal ghetto in cui in Italia, da sempre, sono relegati.

Harborea-2013-bambini-sul-palcoHarborea-2013-il-pubblico-davanti-al-teatrinoHarborea-2013-la-foto-degli-sposi tra i fioriHarborea-2013-la-tenda-del-garden-clubHarborea-2013-visitatori-nel-parcoHarborea-20134-la-Caciuk-BandHarborea-2013-le-scale-fioriteHarborea-2013-il-teatrino-tra-i-fiori

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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