Green Gossip – 7

falcoOrganici in crisi 1. Un lettore del mio blog ha scritto la scorsa settimana : “Ci vorrebbe un suo articolo per fare conoscere la follia che ha trasformato i giardini monumentali privati italiani da beni soggetti a tutela costituzionale a beni di lusso. E’ una vergogna che si voglia distruggere il patrimonio culturale paesaggistico italiano con un insensato esproprio fiscale solo per demagogia politica.” Parlava delle ultime trovate del governo Letta. Negli stessi giorni in pompa magna l’Associazione Parchi e Giardini d’Italia (APGI, www.apgi.it) ha tenuto il suo primo convegno nazionale con tanto di ministri in trasferta per dire che i giardini sono importanti e bla bla bla. Dice il ministro per i beni culturali e il turismo Massimo Bray: “Oggi l’Italia gode di 5.000 ville e giardini oggetto di tutela del Ministero, molti sono privati e molti sono andati perduti negli ultimi cento anni”. Se penso alle traversie (anche attuali) di Villa Hanbury e Villa Taranto per insipienza statale (per non dire di peggio), o di Villa Reale di Marlia in vendita da anni senza che lo Stato si faccia avanti, o alla recente riduzione a metà del budget annuale di Villa Pisani di Strà e al personale del Ministero dei Beni Culturali passato in 30 anni da 270 persone a 129, tutte sopra i 50 anni, mi viene voglia di alzarmi dal fondo della platea e urlare a questi personaggi che è ora di smettere di blaterare e metterci tutti quanti a fare sul serio prima che sia troppo tardi, e già lo è. C’è da formare giardinieri e restauratori,  pubblicare brochure per ogni giardino come si fa all’estero, garantire sgravi ai proprietari che hanno cura del loro bene e lo rendono visitabile, fare la mappa e tutelare le collezioni nazionali di un genere vegetale, come in Francia e in Inghilterra. E magari mandare in pensione il campione di blateramenti che presiede il comitato scientifico della neo associazione organizzatrice del convegno.

falcoOrganici in crisi 2. Se il Corpo Forestale dello Stato e certi servizi che offre alla collettività entrano in sofferenza, mi sento peggio che se mi togliessero i giardini. A mano a mano che uno dell’organico va in pensione, lo Stato dice “Urrà! Uno in meno da pagare tutti i mesi” e non lo rimpiazza. E se questo andazzo supera una certa soglia, tanti servizi offerti dalla nostra Forestale al territorio e alla biodiversità, oltre che mille saperi stratificati nel tempo, vanno a farsi benedire. Per dire: l’altro giorno sono stata a Bosco Fontana a Mantova, una meraviglia e un significato straordinario: lo studio e la conservazione degli ultimi lembi di foresta planiziale padana. La gente può visitarlo ed è benvenuta, ma non deve uscire dagli ampi stradelli inerbiti che dividono le porzioni di bosco e furono creati dagli Austroungarici. Invece c’era gente anche nel fitto della boscaglia, suppongo per raccogliere funghi e, come è successo mentre visitavo il luogo con un funzionario, magari lasciando intendere che si è appartata per un bisognino impellente. Siamo proprio italiani in tutto: due furbastri armati di sacchetti che si acquattano facendo credere di espletare funzioni corporali e il funzionario che non può farci niente: “Non ho la divisa e chi la indossa finisce il turno alle tredici e non ci danno un’altra guardia per il cambio pomeridiano. Qui vengono a fare stages da tutta Europa, abbiamo, per quanto al minimo, personale di ricerca e di studio di caratura internazionale, ma non le guardie forestali che servirebbero per i controlli. I furbi lo sanno e vengono di pomeriggio e di domenica”.

falcoPiante in eredità. Ci sono persone del giardinaggio italiano che conosco da quasi trent’anni, eppure della loro finezza d’animo e dei loro crucci privati non so nulla. Sicché durante una delle manifestazioni autunnali mi sono fermata ad ascoltare il discorso, da me provocato casualmente,  di un anziano vivaista di cui sapevo per altro che quella per le piante è innanzi tutto una passione, mentre la sua qualifica principale nella vita  è stata di medico. E viene fuori il racconto di una proprietà di 400 ettari piena di storia, arte, ricerca agronomica, dagli Etruschi al Novecento, che sta per essere messa in vendita perché l’altra metà della proprietà vuole realizzare denaro sonante, e pazienza se saranno magnati russi ignoranti a godere di questo bene che (vedi sopra) a rigore di logica dovrebbe diventare dello Stato e governato come un’azienda culturale che si ripaga e guadagna abbastanza per gli immancabili lavori di conservazione. E siccome mi sono interessata per vedere se si riesce a conservare la proprietà italiana e di pubblica fruizione, il vivaista mi manda una mail grata e, rassegnato per come vanno le cose a casa nostra, prova persino a rassicurarmi. “Comunque ho un intermediario – mi scrive – che, nel caso, saprà scegliere un nuovo proprietario che meriti questo incanto e voglia bene alle mie piante”. Disposto a rinunciare a cuor leggero ad un bene di valore, qualcuno in questo povero Paese si augura solo che vogliano bene alle piante che ha seminato, coltivato e custodito. Spero davvero che possa trovare la soluzione in grado di salvare l’uno e le altre dalle mani sbagliate.

falcoPiante e giardini in TV. Mi mandano un link: hai mai sentito nominare questa trasmissione francese? E come no. Si chiama Silence, ca pousse e con composta simpatia racconta un giardino,  ha una rubrica di consigli orticoli e un’altra di soluzioni creative di allestimento. Va in onda tutti i mercoledì sera alle 21,30 per 45 minuti (prego notare: di sera in prima serata) su France 5 con la conduzione di due onesti presentatori appassionati di giardinaggio, Noëlle Bréham e Stéphane Marie, e replica la domenica mattina così chi non ha tempo di guardare la televisione durante la settimana può farlo nel week end. Proprio come la nostra televisione, insomma, che ignora le piante, i giardini, il regno vegetale se non per raccontare (quasi sempre con servizi pagati e mangiata finale) i carciofi del tal paese e i broccoli del tal altro. Adesso pare che il maestro giardiniere Carlo Pagani sia stato contattato da TV2000 per tenere una trasmissione alla televisione del Vaticano. Chissà se papa Francesco dirà la sua anche sui tulipani e sulle siepi dei giardini di San Pietro. Magari può far del bene alla causa dei giardini, no? Se volete sapere qualcosa di Ca pousse, il link è questo: www.france5.fr/emissions/silence-ca-pousse/diffusions.

falcoFigli di vivaisti crescono. Un paio di settimane fa finisco per caso su facebook (è praticamente sempre per caso: non avrei mai tempo per andarci volontariamente) e giusto in quel momento compare la foto di Giacomo Ratto, 12 anni, figlio minore di Angelo Paolo e Monica, vivaisti ad Albenga. Giacomo si è fotografato con il telefonino insieme ad una coetanea, e sono deliziosi con quell’aria da preadolescenti curiosi e puliti a caccia di esperienze. Sicché per affetto lascio un messaggio: d’altronde sono un’amica, perché qualche tempo prima aveva chiesto l’amicizia a me come a un sacco di vivaisti, tutta gente adulta che lo considera un ragazzino simpatico, anzi un nipotino, e una vera promessa del vivaismo nazionale. Ad Harborea a Livorno sua mamma tra una lavanda e una salvia mi dice che Giacomo nel frattempo è stato punito: gli è stato tolto il telefonino così non perde più tempo e non spreca denaro. Passa qualche ora e arriva la rettifica: non avendo più l’uso del cellulare e mancando da casa i genitori se n’è andato dallo zio a armeggiare con i tasti del suo computer.  La mamma sorride, Angelo Paolo un po’ meno, ma si capisce bene che lo adorano. E come  non trovare delizioso un ragazzino che nelle sue informazioni scrive: Presidente & CEO presso Apple Inc. e Presidente & CEO presso PlayStation e circa gli studi: ha frequentato Scuola Media Albenga Mameli Goffredo. Parlando al passato prossimo e posponendo il nome al cognome del poeta autore di Fratelli d’Italia.

falcoBravo Didier. Lo scorso fine settimana a Masino si è avuta una visione insolita: la presenza di Didier Berruyer, giardiniere e vivaista de “Il giardino vivace”in  Lucchesia. Da molti anni non espone più a Masino né in altre manifestazioni del Nord, essendo fuori contesto le sue piante da giardini caldi e asciutti d’estate. Gli hanno fatto festa in molti, conoscendo la serietà con cui lavora, il gusto squisito per il colore e la tessitura con cui crea soavi bordure di erbacee perenni, la capacità di parlare poco e sempre con le parole giuste. A portarlo sino in Piemonte la presentazione del suo libro “Il mal di fiori”, della serie scritta da vivaisti per l’Associazione Maestri di giardino. Non sono arrivata in tempo al banchetto per acquistarne una copia, ma lo farò, almeno in omaggio ai giovani di belle speranze che siamo stati agli esordi e alla capacità di Didier di conservare intatta la propria coerenza di artista.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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