Le parole al tempo di internet

Ci sono episodi che dicono chi è la gente, la furberia talvolta un po’ cialtrona, la mancanza di rispetto dei diritti altrui e dei doveri propri o anche solo, nel caso di internet, la maleducazione di chi non usa il galateo della rete.

Stamattina càpito nel sito di un’associazione di giardinaggio; ci tengo a sottolinearlo: un’associazione molto per bene. Ma qualcuno, a proprio nome, ha pubblicato un post usando pari pari un testo che io ho scritto per gli hotel per insetti di mio marito. Nessuno potrebbe affermare il contrario: per tutta la primavera e l’autunno quel foglio da me scritto, impaginato con InDesign usando un font poco comune e stampato in migliaia di copie per la didattica di grandi e piccoli visitatori delle mostre di giardinaggio, ha seguìto gli hotel per insetti di mio marito in tutta Italia. Siccome mi sembrava di sporcare con la pubblicità un piccolo testo che è un manifesto a favore della natura, volontariamente ho omesso i riferimenti di mio marito. Il quale per altro, già alla seconda uscita primaverile, ha deciso di timbrare i fogli sul retro con i suoi dati invece di hotel-per-insetti-Paolo-Parlamento-Toscodare in aggiunta il biglietto da visita. Insomma,  stamattina scrivo una mail chiamando gentilissime le signore dell’associazione e chiedendo che per favore mettano il nome e il telefono di mio marito come riferimento in cambio dell’uso del testo. E come tutta risposta mi dicono che la storia che sia mio non le convince completamente  e si chiedono, avendo visto cose simili su internet, se per caso non l’ho copiato anch’io da qualche rivista e aggiungono chissà perché “forse francese”. E non contente avvertono  che la prossima volta se vogliamo spacciarlo per nostro mettiamoci la firma e la data, così chi in seguito volesse usare il testo si sa regolare.

Io so che ciò che ho scritto in risposta servirà al massimo sino alla prossima occasione. Cioè che non si deve spacciare per proprio ciò che non è farina del proprio sacco, ma di quello di un altro. E che poi si può anche usare quel testo se interessa, ma avvertendo  l’interessato e citando la fonte. Forse in quella mail non sono stata chiara: la paternità è quasi solo quanto resta ormai a chi di mestiere scrive, soprattutto di giardinaggio. Quelli che non lo fanno mai, scrivere, non sanno. Scrivere porta via giornate, consuma tasti del computer che poi sono da sostituire, strizza i pensieri e le competenze di chi, invece di continuare a mettere di fila parole, a volte vorrebbe andare a fare una passeggiata in campagna di buon passo. Colgo una certa prepotenza in chi si sente sistemato a “trovare” un testo già pronto e ufficialmente anonimo (in realtà accompagnato da un biglietto da visita e distribuito nello stand di un espositore che propone hotel per insetti e che è regolarmente segnalato sul catalogo della manifestazione con nome, attività, telefono e mail). Quel qualcuno ti avverte che Google ha dato un sacco di risultati sull’argomento e potresti aver copiato anche tu. Senza cogliere che dell’argomento in molti possono aver parlato perché nessuno inventa niente, ma è il modo di dirlo che è tutelato dal diritto d’autore e quelle due o tre cose in più o diverse che sono il tuo bagaglio personale, che rendono riconoscibili la tua penna e la tua filosofia di vita. Domanda finale: ma il mondo è cambiato davvero così tanto perché esiste internet?

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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