Appunti di primavera dalla Sardegna

Stamattina faccio come Mafalda in una vignetta di Quino: invece di cominciare la giornata di lavoro mi metto in modalità “non me ne frega niente”. Sicché onoro il giorno che segna l’inizio della primavera astronomica lasciando qui una manciata di piante e fiori visti in Sardegna nello scorso fine settimana, in occasione di “Primavera in giardino” a Milis, manifestazione sempre straordinaria nella sua semplicità, sulla quale spero di poter tornare nei prossimi giorni.

google primo giorno primaveraE allora, mentre stamattina anche Google dedica al popolo dei giardini il suo doodle animato con un omino munito di annaffiatoio che fa spuntare i fiori,  ecco qualche appunto vegetale dalla Sardegna, tra verde spontaneo e verde coltivato.

La primavera ama il blu.  E io ne sono felice, perché nei fiori è un colore che adoro. In Sardegna ho visto per esempio onde di pervinca  e di borragine fiorita lungo le strade e vistose scille peruviane nella mostra di Milis: una gioia per gli occhi.

Borago-officinalisScilla-peruviana

Solamente per giardini al caldo. Nell’agrumeto storico di Villa Pernis ho visto tante piante che a casa mia, sulle Alpi, non potrebbero vivere e che forse proprio per questo hanno un fascino speciale. Tra tutte: Barlettina sordida, parente stretta dei più rustici EupatoriumBuddleia ‘Marie Laure de Noailles’ compatta creatura dalle fitte pannocchie rosa violaceo creata nel famoso giardino Noailles di Hyères, in Francia; l’albero neozelandese Sophora tetraptera, che i maori chiamano kowhai, simbolo della Nuova Zelanda e dei suoi giardini; Salvia africana-lutea o Salvia aurea, (notizie per esempio qui ) , un vistoso arbusto di 1,5 m x 1,5 m che gli anglosassoni chiamano “brown sage” per il particolarissimo colore dei fiori.

Barlettina-sordidaBuddleia-Marie-Laure-de-NoaillesSophora-tetrapteraSalvia-africana-lutea-(aurea)

Meditarranea. La natura che si risveglia e si affretta a fiorire, prima del tempo sospeso della siccità estiva: arbusti e alberi come gli olivastri e i lentischi in fiore, le prime orchidee come Barlia robertiana persino lungo la superstrada,  i bordi di strada che diventano  orti spontanei, per esempio con il finocchietto e la bietola, Beta vulgaris var. cycla; le spiagge candide a grana di riso del Sinis trapuntate dei fiori rosa di Silene colorata e violetti di Matthiola situata, eroiche creature che vivono di sabbia e sale; e poi quella strana pianta rizomatosa che non avevo mai visto, però subito classificata parassita come le orobanche e l’ipocisto, Cynomorium coccineum.  Anche questa delle dune saline, una specialità mediterranea piuttosto inconsueta da osservare, che in Italia è presente solo in Sardegna, Sicilia e Basilicata. Parassita di Atriplex halimus, Obione portulacoides e Inula crithmoides, nonostante l’aspetto inquietante è commestibile e, essiccata, in passato trovava impiego medicinale e come specie tintoria: il nome specifico coccineum ricorda infatti che macchia di rosso cremisi.

Pistacia-lentiscus-in-fiore Beta-vulgaris-var.-cyclaSilene-colorataMatthiola-sinuataBarlia-robertianaCynomorium-coccineumPrimavera del Campidano. Prima di entrare nel vivo regala ancora i frutti della passata stagione con i suoi campi sconfinati di carciofi e i suoi agrumi. Quelli di Villa Pernis a Milis, un’intera collezione, meriterebbero una puntuale cartellinatura, come ha notato persino Simonetta Selloni, una giornalista (non addentro a queste tematiche) della Nuova Sardegna in visita, stupefatta, alla manifestazione. Ne ha tratto un bel reportage che potete leggere qui.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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