Una foto una storia (dal 2 aprile 2014)

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La foto della testata del blog dal 2 aprile 2014

Le violette per prendere respiro

Se guardassi, non avrei più tempo neppure di respirare. Lo sa chi mi cerca e, anche bussando con bei modi, non riesce a ottenere la mia attenzione: certi giorni sono più di 100 mail, ognuna con una richiesta diversa, evadibile con ore e giorni di impegno. I tempi sono durissimi, e affidati quasi solo al volontariato di chi, come me, crede che in questa epoca di crisi bisogna imparare a resistere e a collaborare anche senza un ritorno, o con un ritorno non pari alla professionalità e all’impegno delle proprie risorse. E le piante sono una insostituibile consolazione e una via di fuga. Per questo quando abbiamo deciso di preparare una mostra di viole per VerdeMura a Lucca (che inaugura questo venerdì a mezzogiorno), ho messo da parte i conti di quanto tempo in più avrei dovuto impegnare e ho dedicato con entusiasmo ore e giorni extralavorativi a documentarmi per poterne scrivere e per trovare chi poteva aiutarci fornendo esemplari da mostra. Venerdì, sotto il castello di Porta Santa

Viola-pedatifida
Viola pedatifida

Maria delle mura di Lucca, ci saranno viole di tutto il mondo: una collezionista savonese ha messo a disposizione, insieme alla sua disponibilità di esperta che fornirà assistenza alla mostra, viole americane e giapponese da lei fatte nascere da seme, oltre a due violette odorose da lei ibridate e registrate; il vivaio friulano Susigarden metterà a disposizione la sua famosa e annosa collezione di violette antiche, le vecchie varietà profumatissime create nell’Ottocento. Poi il vivaio piemontese di piante alpine e da roccaglia Vivalpi ha fornito altre violette rare, soprattutto delle montagne di tutto il mondo; io ho raccolto quelle della flora spontanea che sono fiorite ora nei miei prati e negli incolti e ho aggiunto qualche esemplare delle viole che, come mine vaganti, nascono nel mio giardino dove diavolo pare a loro, mai dove voglio io. Questo per esempio è un anno speciale per l’americana Viola pedatifida, che fa la misteriosa un po’ qui e un po’ là da vent’anni e ha scelto da due anni come luogo prediletto il bordo di una conca di pietra dove io non l’avrei mai piantata. Il cespo fitto di quasi 20 cm di diametro da quattro giorni è esploso in una fioritura folle di centinaia di corolle azzurro violette. Ma c’è ben altro da raccontare.

Il genere Viola conta circa 400 specie (una sessantina nella flora italiana), quasi sempre a fioritura primaverile, non più alte di 15 cm ed erbacee, raramente suffruticose e di taglia maggiore. Si incontrano in natura negli ambienti più disparati: Viola calcarata delle Alpi sale dal piano montano sino a 2800 m di quota, V. peduncolata preferisce le calde regioni costiere della California, mentre vive nei boschi freddi del Canada e degli stati americani confinanti V. canadensis dai fiori bianchi velati di violetto soprattutto sull’esterno dei petali, e predilige il sottobosco chiaro australiano V. hederacea, in grado di sopportare escursioni termiche estreme, da –4 °C a +44 °C. Questa è una delle viole che (a parte la mammola, Viola odorata, dei nostri incolti) per prime hanno incuriosito i giardinieri, perché in clima mite e nelle posizioni più riparate e luminose

Viola vulcanica in una foto scattata da John e Hilary Birks dello Scottish Rock Garden Club  nel 2010 durante una campagna di ricerca in Patagonia delle “altre viole” non ancora conosciute, con vegetazione a rosetta, come i semprevivi. Qualche foto nel forum del Club (http://www.srgc.net/forum/index.php?topic=4963.0)
Viola vulcanica in una foto scattata da John e Hilary Birks dello Scottish Rock Garden Club nel 2010 durante una campagna di ricerca in Patagonia delle “altre viole” non ancora conosciute, con vegetazione a rosetta, come i semprevivi. Qualche foto nel forum del Club

forma rapidamente ampi tappeti, trapuntati da aprile a ottobre di piccole corolle bianche con gola viola. A fronte di questa specie adattabile, ce ne sono altre ad esclusiva portata di giardinieri superspecializzati, per esempio alcune delicatissime violette giapponesi e altre, come Viola coronifera, con la vegetazione del tutto simile a quella dei Sempervivum e i fiori gialli disposti a raggiera, scoperta in Patagonia pochi anni or sono, non sono ancora testate in coltura.

Chi vuole conoscere il resto della storia,venga a Verdemura nel fine settimana. E per cinque che abitano lontano e me ne facciano richiesta (mandatemi nome e indirizzo attraverso i contatti del blog), riservo una copia del catalogo della manifestazione che ha dedicato servizi alla famiglia delle violacee, al genere Viola e alle viole del pensiero, di cui a Lucca saranno presentate, con il loro nome, un paio di centinaia di varietà.

Io che in questo scorcio di stagione non ho più tempo neppure di respirare, ho cercato un attimo di respiro parlando di viole. Per vestire la testata del blog di fiori gentili (come non sono, spesso, le persone che “pretendono” la mia attenzione e il mio tempo) ho scelto Viola rupestris ‘Rosea’, fotografata ieri nei muri di pietra-roccaglia del vivaio Vivalpi e di cui mi

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Viola rupestris ‘Rosea’

sono innamorata. Ne so poco: alta meno di 10 cm, viene dalle montagne europee, dunque direi che ama il sole e l’asciutto ma è spesso confusa con Viola arenaria che è americana. Aggiungo anche questo quesito da sottoporre a chi, nel corso di Verdemura, garantirà un supporto scientifico alla mostra “Viole per fare primavera”. Chi vorrà unirsi a me in una festa botanica di primavera che ha le viole come protagoniste principali trova le informazioni sul sito www.verdemura.it.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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