Certe guerriglie davanti all’ospedale

guerrilla-gardening-FAI-Vercelli-5Lo stile new age è passato di moda, e la storia che voglio raccontare potrebbe sembrare improntata al buonismo new age solo ad una interpretazione non troppo attenta, mentre a mio parere anticipa qualcosa di quel che rimarrà quando quest’epoca di crisi sarà finita. Insegna insomma un diverso rapporto tra le persone, tra le persone e la città, tra cittadini, urbanesimo e imprenditoria.aiuole rampa accesso ospedale VC prima del 13 aprile 2014 La storia è questa.

Ieri mattina una ventina di persone, rispondendo all’invito della locale delegazione del FAI – Fondo Ambiente Italiano – si è data appuntamento davanti all’ospedale di Vercelli per un’azione di guerrilla gardening: risistemare a verde due lunghe aiuole parallele (29 x 1,60 m) sulla rampa antistante la facciata del nosocomio: nessuno aveva più fatto manutenzione dalla fine degli anni Novanta, quando erano state allestite perché lì davanti ci doveva passare il papa. In programma c’era l’intervento anche in altri due luoghi che, per quanto pubblici e in centro, erano all’abbandono: un giardinetto davanti al liceo scientifico e un’aiuola della zona uffici inspiegabilmente adibita a toilette per cani e posacenere abusivo dei clienti della banca che si affaccia sull’aiuola (banca che non ha evidentemente mai pensato al decoro della propria facciata, sennò con spesa minima avrebbe vestito di verde quegli 8-10 mq). Arriviamo per tempo e, brutta sorpresa, l’ufficio tecnico dell’ospedale che doveva far vangare le due aiuole non ha provveduto. Gli uomini in forze della compagnia si sono contati e hanno contato le vanghe imprestate dal Comune. Un contadino, un impiegato che per un po’ ha praticato il giardinaggio per lavoro, un vivaista e suo figlio adolescente si sono armati e hanno cominciato a girare la terra, mentre il drappello di giardinieri della domenica (in massima parte improvvisati e desiderosi di sapere come si fa) ripulivano la terra da cartacce, mozziconi e malerbe e preparavano le piante da mettere a dimora. Ad un certo punto, si erano fatte quasi le 10 di mattina, uno dei vangatori ha considerato che a quel ritmo le aiuole sarebbero state pronte per la piantagione sul mezzogiorno e dunque avremmo avuto occupato anche il pomeriggio. Il vivaista allora si è offerto di andare a prendere la sua motozappa e le aiuole poco dopo erano pronte. Intanto è passata una signora anziana diretta all’ospedale, ha osservato incuriosita, ha proseguito sino all’ingresso, ha fatto dietro front e si è avvicinata: “Scusate se mi intrometto; vedo che siete volontari del FAI e vorrei a mio modo partecipare al vostro lavoro, che apprezzo molto: vi posso offrire un caffè?” Ma eravamo lanciati, l’abbiamo ringraziata del pensiero come se quel caffè lo avessimo bevuto. Una delle guerrigliere aveva portato un bel sacco di stallatico disidratato, un’altra si era procurata un sacco di concime a lenta cessione, io avevo trovato da una ditta di Camaiore 100 m di telo di pacciamatura, una giovane giornalista locale si è prestata a documentare con le fotografie ciò che stavamo facendo. Una volta incorporato il concime, guerrilla-gardening-FAI-Vercelli-1rastrellata la terra, steso e fissato il telo, è cominciata la piantagione vera e propria: oltre 200 arbusti e un centinaio di erbacee perenni e fiori. Rassicurata dal buon ritmo e dall’assenza di defezioni, che pure io avevo dato per possibili, una squadra di tre o quattro guerriglieri si è staccata per andare a sistemare il giardinetto del liceo. A lato delle aiuole si è fatto sempre più intenso il via vai di persone dirette all’ospedale, molte delle quali incuriosite: chi siete, che cosa state facendo, che cos’è quel telo che avete steso, che pianta è quella, perché mettete a dimora così distanti le piante? E i più sconsolati circa le capacità manutentive comunali: e poi chi bagna? Io ho realizzato che dare risposte alla raffica di domande non era perdere tempo, ma insegnare alla gente qualcosa del giardinaggio e molto di come osservare la città in cui si vive e pretenderne una maggiore vivibilità e un maggiore decoro. Sicché il mio ruolo si è un po’ trasformato in addetta alle pubbliche relazioni. Un signore in transito ha confessato che, nonostante la frequentazione pluridecennale di quel luogo, non si era mai accorto che ci fossero due lunghe strisce di terra e che, piantate e fiorite, potevano rendere più sereno l’ingresso all’ospedale. Un altro ha detto che il volontariato ci salverà e che in passato, per molti anni, lo aveva praticato insegnando ai suoi figli a fare altrettanto. Dopo mezz’ora o poco più è tornato con panino e bibita per tutti: “Non posso andare a casa a cambiarmi e ho altri impegni, sennò mi sarei unito a voi. Spero vi faccia piacere fermarvi un attimo a riprendere forze con uno stuzzichino”. A mezzogiorno il lavoro sembrava ancora in alto mare. Qualcuno ha avuto un attimo di scoramento, il più giovane della compagnia si è lamentato di passaggio, una signora anziana ha continuato a chiedere “Che cosa devo fare?” anche se era evidente che cosa c’era da fare, in due o tre abbiamo bisticciato con la nostra schiena, un carcerato in semilibertà ha detto che aveva collaborato volentieri ma che a quel punto doveva proprio andare. Chi aveva bisogno di prendere fiato ha seguito il consiglio e ha fatto pausa con bibita e panino sul bordo rialzato di marmo delle aiuole. La sensazione di fare guerrilla-gardening-FAI-Vercelli-2qualcosa per la propria città deve essere contagiosa e predispone l’animo ad altri gesti simili: davanti a un signore che cercava un taxi senza trovarlo ed era disperato perché doveva andare alla stazione, uno di noi si è prestato ad accompagnarlo con la propria auto parcheggiata lì nei pressi. Poco dopo sono tornati i guerriglieri dislocati all’altro giardino e, con la loro collaborazione, all’una era tutto piantato, annaffiato e pulito. “Peccato per quell’altra aiuola in piazza Risorgimento” – ha detto uno dando per scontato che non si sarebbe più fatta – e due altri si sono offerti invece di provvedere seduta stante, all’ora di pranzo di una domenica di aprile: hanno caricato piante, telo di pacciamatura, concimi e rastrello e sotto il sole a picco hanno realizzato pure quella.

Mentre io me ne andavo in auto in un altro luogo e verso un altro impegno mangiando il panino offerto dal gentile “fiancheggiatore” della prima azione di guerrilla gardening vercellese, ho pensato che ci sono iniziative positive che sono volano per molte altre iniziative dello stesso segno. Basta rimettere in moto il meccanismo di umanità e partecipazione arruginito da decenni di benessere consumista e finti valori. Ci sarà in futuro chi, avendo osservato il risultato del lavoro di una banda di guerriglieri verdi della domenica, deciderà di rispondere all’appello e si unirà rendendo più folta la squadra di volontari. Ci sarà il Comune che, se le piantagioni daranno i risultati sperati, ragionerà sul fatto che trovare i soldi per le piante è possibile, se poi a piantarle e curarle ci sono i cittadini. D’altronde a Bologna, seguita ormai da altri comuni italiani, hanno appena messo a punto un “regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”, segno che i tempi sono maturi: perché i comuni superino le burocrazie e la detenzione del potere politico assoluto sulla res publica, perché  i cittadini guerrilla-gardening-FAI-Vercelli-3partecipino attivamente e fattivamente alla vita della comunità, adoperandosi per risolvere i problemi che, in ogni realtà urbana, gridano vendetta in quanto segno di incuria, disinteresse, cattiva gestione del potere e delle risorse economiche pubbliche.

C’è ancora un aspetto da considerare: le aziende interpellate per un aiuto con materiali e piante hanno risposto subito di sì, senza tentennamenti né condizioni: per la guerrilla gardening di Vercelli ci sono stati aiuti per oltre mille euro. E l’impressione è che lo abbiano fatto più per spirito di collaborazione e partecipazione indiretta a un bel gesto nei confronti della collettività, che per promozione aziendale. In ogni caso non per pubblicità ma per ringraziamento voglio segnalare qui Vivai Nord di Lurago d’Erba (CO) che ha fornito 259 arbusti adatti al verde urbano; la manifattura Pardini di Camaiore (LU) e la sua linea da giardinaggio Piantallegra per i rotoli di telo pacciamante di 50 mx 1,05; il garden center Peraga di Mercenasco (TO) (www.peraga.it) per aver fornito ad ogni partecipante un piantatoio di marca e una confezione di bulbi estivi.

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Arbusti da guerrilla gardening urbana (quelli che abbiamo piantato noi): Weigela florida ‘Cappuccino’® fiori rosa in maggio-giugno, altezza e diametro 120 cm; Berberis thunbergii ‘Rose Cloud’ altezza 1,20 m diametro 2 m; Berberis thunbergii ‘Atropurpurea Nana’ altezza 60 cm, diametro 75 cm; Berberis thunbergii ‘Sartori’®; Berberis thunbergii ‘Bonanza Gold’; Hypericum kouytchense fiori gialli luglio-ottobre, capsule rosse in autunno, altezza 1-1,5 m; Spiraea nipponica ‘Snowmound’ fiori bianchi in maggio-giugno, altezza e diametro 2 m ; Teucrium x lucidrys fiori rosa tra giugno e settembre, altezza 40 cm; Symphoricarpos x chenaultii ‘Hancock’ fiori rosa piccoli in giugno-luglio poi bacche bianche altezza 2 m diametro 3 m. Inoltre sono state piantate, senza telo, specie erbacee della flora spontanea molto rustiche e resistenti all’asciutto: Echium volgare a fiori blu e Dianthus seguieri, un garofanino a fiori rosa.

Siccome ci sono ancora alcuni metri quadrati da riempire in fondo alle due aiuole dell’ospedale e nel frattempo, sensibilizzati in prima persona, proprio i guerriglieri di ieri si sono accorti che nel tratto di passaggio tra due piazze principali della città le bordure sotto gli alberi sono vuote e spelacchiate, mi è venuto voglia di alzare il telefono e bussare in un vivaio di erbacee perenni, magari per qualche cassetta di graminacee o di lavande. Se la richiesta sortirà effetto, prima di Pasqua il FAI di Vercelli avrà perfezionato i risultati della propria guerrilla verde e avrà dato l’esempio di quello che nelle città si può migliorare senza troppa fatica: in questo caso solo con un po’ di volonterose pulizie pasquali ben fatte.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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