Cronache dalle mostre di maggio

Se non mi ritaglio un attimo, le manifestazioni clou della primavera passano e io non avrò lasciato qui un mio appunto (niente di più: e chi ha tempo?).
in-coda-per-Masinoparcheggi-Masinodiserbo-sulle-strade-per-MasinoA dire la verità ho poco da dire della Tre giorni per il giardino a di Masino, a mio parere caduta in una spirale negativa che suona sinistra: 11.000 persone che salgono in un giorno sono un carico antropico terrificante per una collina morenica selvaggia, in cima alla quale si trova il castello del FAI. Anche molte di più di 11.000, ma tante non sono neppure arrivate a destinazione. Io che me ne sono stata in coda a motore acceso per quasi tre ore, ho visto centinaia di auto fare spericolate manovre di inversione su una strada a senso unico pur di sottrarsi alla mischia. E poi le auto abbandonate sui margini e i prati attorno al castello trasformati, con un cambio di destinazione d’uso colpevole, in luoghi dove finalmente disfarsi dell’auto. Prima di vedere piante pagando un biglietto per farlo, lo spettacolo è stato di auto e auto a perdita d’occhio. Bell’esempio, accidenti. E la mattina dopo un freddo e una pioggia demotivanti abbastanza da lasciare vuota la manifestazione. Parlerò un’altra volta dei bordi di strada (persino ai piedi del muro del castello) resi brulli da una screanzata somministrazione di roundup voluta, credo, dalla provincia di Torino in tutto il Canavese, delle felci rubate al sottobosco naturale per un certo allestimento dentro la mostra, della mancanza di un progetto culturale, per quanto di corto respiro. Solo una macchina per fare soldi, senza neppure una parvenza di evento festoso e colto. Ma arriverà il giorno, spero, in cui il FAI si accorgerà di praticare una doppia politica: da una parte tutela il patrimonio, la storia e il paesaggio della nostra nazione, dall’altra collabora ad accelerarne il degrado. Puah, che brutta fine per quello che è stato un santuario, un modello di riferimento!

Per Orticola a Milano, invece, una edizione da ricordare. Anche in questo caso con un carico antropico superiore a ogni aspettativa, ma con proposte ricche e non ridondanti, una regia efficiente alla milanese ma anche giocosa, espositori meno numerosi e meglio scelti dello scorso anno. E una capacità di trasformare in evento cittadino una mostra di fiori grazie a una rete di comunicazione di media chiamati a collaborare. Tra tutte le cose, lascio qui alcune di quelle che mi hanno colpito.

esposizione-piante-vivaio-Millefogliefiori-di-campoLeggerezza soave della stipa con il fior di cuculo, pianta dei nostri prati ma in versione super orticola: bianca in Lychnis flos-cuculi ‘White Robin’, rosa come in natura ma con fiori doppi in L. f.c.‘Jenny’. Bell’allestimento del vivaio Millefoglie (www.vivaiomillefoglie.it). I fiori di campo come leit motiv del vivaio Il peccato vegetale. Non una signora che non si sia fermata in adorazione davanti ai fiordalisi come memoria dei campi di grano del passato. Che sta succcedendo? Ci accorgiamo finalmente della flora spontanea e di ciò che rischiamo di perdere?
la-frutta-esotica-di-Massimo-Sallemigiardino-aceri-e-peonie Frutta esotica di Massimo Sallemi. Tropici siciliani, una bontà. Se a Milano non si possono allevare papaye e frutti della passione, ai milanesi si possono però offrire i frutti e fare sognare giardino-Anna-Patrucco-e-Didier-Berruyerdestinazioni lontane o, magari, anche solo siciliane…
Tra i giardini realizzati dagli espositori in società (bell’esperiemento, sostanzialmente riuscito), il giardino di aceri e peonie tutto giocato tra verde e tonalità di rosso che è stato allestito con garbo dalla Floricoltura Fessia e vivai delle Commande. E “Le piante con tanto di cappello”, rimando divertente tra il giardiniere Didier Berruyer e l’intrecciatrice di salici Anna Patrucco: nei rispettivi ambiti, due artisti.

Rosmarinus-officinalis-Wilma's-GoldIl nuovo rosmarino ricadente, a foglie piccole piccole e quasi gialle, che si chiama ‘Wilma’s Gold’; selezionato negli Stati Uniti (tutta invidia del nostro Mediterraneo) e riprodotto dal vivaio Il Bolfone. Che poi è Fiorella e solo lei, una signora magrolina tutta nervi che sembra sempre invasata, lei che vuole coltivare tutte le varietà, e quando ne esce sul mercato una nuova entra in fibrillazione.

fragolaia-da-terrazzaLa fragolaia da terrazza. Non so se i vasi colmi di fragole in maturazione fossero sistemati ad arte sulla scaffalatura o se questa servisse solo per il trasporto. Mi ha fatto pensare al ritornello che spesso sento: “Eh, mi piacerebbe coltivare, ma io ho solo un terrazzo”.

La chiacchierata sotto la tenda un po’ come eravamo, un po’ come siamo tra la direttrice di Gardenia Emanuela Rosa Clot e la prima direttrice, Francesca Marzotto Caotorta. Una storia che fa giusto trent’anni questo mese, e per il compleanno ha meritato una supertorta tutta panna e roselline.

la-festa-per-i-30-anni-di-Gardeniala-torta-per-i-30-anni-di-GardeniaIl cappellino che ho premiato tra me e me la prima sera con ingresso a invito per l’aperitivo dei sciur de Milan e soprattutto delle sciure con i cognomi che contano in città.  Taccio sulla quantità disarmante di labbra siliconate, quasi pari al numero di cappellini. Basta guardare da altre prospettive e il gioco di indossare piante e fiori resta divertente.

giardini-in-miniaturaE poi, a proposito di quelli che lamentano la mancanza di spazio per un fazzoletto di giardino, la poesia, l’ironia, la valorizzazione dei muschi, il senso giocoso dei terrari in barattoli di vetro, con tanto di figurine che animano la storia, ogni vaso una storia diversa e una nuova poesia. Sono di un signore che di mestiere vende idrocoltura, ma che si è scoperto questa passione. Bravo! Potete vedere qualcosa nel Orticola-2014-il-laghettosito il-cappellino-Orticola-piu-bello-2014www.terrariumart.it/index.htm.

Gli origami candidi nel laghetto davanti a Palazzo Dugnani rimesso a nuovo in facciata con i colori pastello di un Settecento che, per gli allora proprietari della villa, fu un secolo festaiolo e al centro dell’attenzione milanese. Come Orticola, mostra di giardinaggio che ha l’ambizione di lasciare il segno prima ancora di compiere vent’anni (succederà il prossimo anno).

Tanto per non lasciare raffreddare la febbre dei fiori (che negli italiani passerà non appena una giornata calda di giugno farà pensare alle vacanze), il prossimo fine settimana si svolgono il Festival del Verde e del Paesaggio al Parco della Musica a Roma, Franciacorta in fiore a Cazzago San Martino (BS), Villa da Schio in Fiore a Costozza di Longare (VI),  Rose a Villa Giusti a Bassano del Grappa e, per chi cerca l’internazionalità, ci sono pure le Journées des Plantes  al Domaine de Courson che, sommando le edizione primaverili e quelle autunnali, questa primavera fa sessanta: trent’anni trascorsi senza dar segno di invecchiare o, almeno, con ancora tante cose da dire.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

4 thoughts on “Cronache dalle mostre di maggio

  1. Inutile commentare il Suo articolo, tanto cestinerà il commento…Almeno in privato vorrei farLe notare che i fiordalisi sono presenti a Masino da almeno cinque anni…..
    Per il resto faccio un po’ fatica ad accettare la Sua visione elitaria e un po’ snob del giardinaggio.

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    1. @Luigi
      Gentile Luigi,
      1) non ho mai cestinato un commento se non offensivo per qualcuno, non so che cosa le faccia pensare il contrario;
      2) I fiordalisi sono normalmente sul mercato (e anche al mercato) da ben oltre cinque anni, ma è l’insieme di fiori semplici, la tessitura che si ottiene, la scelta di varietà cartellinate che fanno la differenza. Non a caso ad allestire in questo modo è un vivaio “colto” e non una floricoltura che coltiva per il mercato rionale. Ne consegue che
      3) in Italia continua a non decollare la cultura del giardinaggio. Con gli occhi rapiti dalla bellezza, dal desiderio di possesso, dall’impulso non ci accorgiamo di tutto il resto oppure presi dal sacro fuoco del giardinaggio inseguiamo passioni e ubbie, non ci accorgiamo di avere giardinetti senza grammatica né sintassi, non studiamo quel minimo di botanica e orticoltura che sarebbe necessario, chiamiamo le piante “la Splendens”, “la Alba” come se fossero soprannomi di parenti e non i nomi di creature classificate, studiate per le caratteristiche del loro ciclo vitale, per la risposta alla coltivazione e alle diverse situazioni ambientali. Non mi dica che non è così: è vero persino per l’insalata o le arance quando facciamo la spesa, perché non siamo in grado di distinguere (addirittura nel sapore) un radicchio ‘Orchidea’ da un ‘Precoce di Treviso’, un’arancia ‘Tarocco’ da una ‘Navel’. Ben diversamente da francesi, inglesi e tedeschi, che dal fruttivendolo qualificano le loro richieste. Le dico tutto questo perché
      4) non sono una spocchiosa signora snob, ma una che da trent’anni si fa in quattro per divulgare arte, tecnica e piacere del giardinaggio. Adesso non ne posso più di sgolarmi e di fare volontariato, non perché ritenga concluso il mio ruolo, ma perché siamo troppo pochi a credere nella qualità, nella necessità di adeguare il nostro Paese agli standard delle civiltà più evolute. Troppo pochi con il coraggio anche di dire che il FAI a Masino rovina prati naturali usandoli come parcheggi, favorisce l’immissione in aria di tonnellate di CO2 tenendo per strada ore ed ore migliaia di auto, promuove una mostra di giardinaggio che è solo un mercato senza idee, per quanto un mercato di qualità. Al contrario di quel che lei dice, non sono per fare del giardinaggio un hobby di elite, ma per radicarlo come aspetto della cultura del nostro popolo. Un popolo che adesso, piuttosto che niente, corre dietro alla mistica dell’orto, e continua a non distinguere le varietà di radicchi e arance.

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  2. Cara Signora, mi chiamo Carlo Gabriele, e volevo semplicemente dirle che il suo blog e’ tra i pochi che leggo con piacere e curiosita’. Mi sono da poco trasferito dall’Italia in Australia per continuare a fare il lavoro che ho scelto, ossia il landscape designer. Volevo inoltre dirle che sono felice che tra le mille cose di Orticola abbia notato anche l’allestimento delle fontana, fatto da me. E’ un onore.
    Capisco e condivido la sua frustrazione che mi ha spinto a cercare altrove la possibilita’ di continuare a fare cio’ che ho scelto con passione e determinazione. In bocca al lupo!

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