Una foto una storia (dal 2 settembre 2014)

Ape-su-aster-per-testataLa foto della testata del blog dal 2 settembre 2014
Bottinando in momentanea libertà
E’ bastato che una mail dicesse, in risposta al mio benestare: OK, ora vado in stampa, perché mi sentissi sollevata definitivamente dagli impegni. Non sarà così in assoluto, ma per oggi sì. Non succedeva da mesi di potermi prendere qualche ora di un pomeriggio a mio modo e a mio gusto. E così mi sono tolta il cardigan spesso di lana – a stare in casa davanti ad un computer è necessario, in questa estate così poco estiva –  e per prima cosa sono scesa nell’orto, dove non riuscivo a mettere piede da tempo. E mentre evaporavo al sole di un pomeriggio limpido, miracolosamente caldo, ho raccolto fagiolini, zucchine, porcellana, cicoria, peperoni friggitelli, magnifici porri, fragole, una montagna di bietole e persino una mela estiva, unica sopravvissuta lungo l’orto alla grandine di luglio: religiosamente, sarà la mia frutta di stasera. Sono tornata con le braccia cariche, negli occhi le mie zucche Okkaido piccole e belle arancioni che sono maturate nonostante tutto e nonostante la mia latitanza, i cavoli cinesi che mio marito ha piantato un paio di settimane fa alte 7-8 cm e già delle dimensioni definitive, i cavoli rapa che quest’anno sono svogliati chissà se ce ne sarà abbastanza per mangiarli crudi affettati con la mandolina come piace a me, una robusta pianta di mais nata da apesola in mezzo ai fagioli da un seme scampato chissà come alla fermentazione nel letame della concimazione primaverile, i lupini bianchi che finalmente si sono decisi a fare il baccello, e così qualche baccello di ceci neri e di pisello asparago (Psophocarpus tetragonolobus) e il gombo, piantato di tre varietà a giugno, sopravvissuto ai 12 gradi, alle piogge e alla grandine in una gigantesca varietà rossa (credo si chiami ‘Burgundy Red’)che a questo punto ha un aspetto poco commestibile e dunque non mangerò, ma conserverò per fare semenza. Che bellezza. Felicità è tornare a mettere le mani nella terra e sapere che lei ti aspetta, raccogliere cibo per la propria tavola, progettare altre semine per l’inverno non appena avrò chiuso questo ciclo di lavori. Imparare che cosa succede in un’estate mancata in tutti i sensi, invece di scrivere e scriverne. In cucina, poco fa, mentre pulivo una cesta di fagiolini anellini gialli ho pensato alle api d’oro sul mantello azzurro di Napoleone come simbolo di operosità e resurrezione. Le api, quelle vere, poco d’oro e imbizzarrite da un andamento climatico fuori ordinanza, sono tornate a casa nostra dopo qualche anno di problemi fitosanitari che le hanno decimate in tutta la nostra zona. Con mio marito ho commentato che così metteremo al lavoro loro e io imparerò a riposare. Ma, togliendo la punta ai fagiolini, affettando i porri e fine fine la cicoria da mangiare con l’uovo sodo, mi sono ragionata che la cultura del lavoro non si può abbandonare a comando. Operosi si nasce, credo, e senza sapere che cosa voglia dire annoiarsi, sempre con un lungo elenco di altri libri da leggere, altri da scrivere, altri impegni da gestire nell’appuntamento quotidiano con la vita, che ci sia un ritorno economico o una perdita economica è lo stesso: purché si possa dire di essersi spesi per vivere. Così mentre la cucina era tutto un traffico di ortaggi da cuocere, da affettare, da friggere, dApe-su-astera imbustare per il freezer, ho fatto un piano per le ore di libertà che mi restano prima di domani, compreso aggiornare il blog. Cosa che sto facendo come se fosse un lusso. L’ape della testata del blog comunque sono io en travesti e tutte quelle masse arancioni sulle zampette sono i miei cestini di verdure di oggi sotto mentite spoglie. In quanto al settembrino, era d’obbligo, essendo ormai giunto settembre.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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