Questa strana primavera di settembre

amareno-fiorito-in-settembreUn giro di ricognizione dietro casa dopo tanto tempo a fare altro, mi ha mostrato la seconda primavera del giardinetto, se possibile in un’atmosfera più fradicia che a fine febbraio quando si scioglie la neve. E tuttavia molte piante non sono affatto indispettite, come lo è la loro padrona, di tutto il fresco e l’umido che ci portiamo dietro da mesi. Tagliata quasi a zero, Lythrum salicaria ha riformato una testa piena di spighe rosa porpora, e così le campanule, soprattutto Campanula lactiflora. I penstemon invece quest’anno hanno avuto una fioritura stentata e breve: a loro questo freddino per mesi proprio non piace. Osservare che cosa succede lì fuori è un esercizio che adoro: potrei vivere solo osservando che cosa cambia di giorno in giorno. Forse a occhi più formali e meno appassionati è solo un gran casino (i vicini desertificatori lo avevano definito, una domenica d’estate, “schifoso pasticcio”), per me invece è un regno di esperienze e incessanti trasformazioni. Per esempio, da quando ho coperto tutto con una pacciamatura di compost grossolano, cioè non vagliato e con pezzi di legno ancora interi, sono comparsi i funghi. Oppure, tutto questo umido atmosferico ha favorito la germinazione delle spore di Polistychum falcatum (o Cyrtomium falcatum): una piantina sono andata a recuperarla in una fessura dei gradini di pietra, mentre si sono formate nuove foglie rossicce di Dryopteris erythrosora e ovunque ci sia una fenditura quest’estate sono comparsi ciuffi di Aplenium trichomanes. Persino Spiraea japonica ‘Goldflame’  e Epimedium x versicolor ‘Sulphureum’ sono rifioriti: è la prima volta in vent’anni. Meno contenti gli Aster, nuove le Oenotera che sono nate ovunque, arrivate da chissà dove. Non sono quelle dei bordi di strada (Oenothera biennis): queste hanAbutilon-indicumno belle foglie ordinate, spighe di fiori molto lunghe con corolle più piccole. Ma potrebbe essere una delle infinite variazioni della specie, e invece di indagare sto rimuovendo le capsule dei semi a mano a mano che si formano: non si sa mai…
L’anno del clima bizzarro che induce nelle piante reazioni un po’ inquietanti lascia i segni anche davanti a casa, in posizione soleggiata (quando il sole c’è…). Qui e là sui rami il ciliegio acido è rifiorito e così la weigela, quasi come se fosse maggio. E nell’orto è comparsa una pianta infestante di bell’aspetto che ho dotato di tutore in attesa che fiorisse per poterla determinare. Ieri finalmente ho trovato il tempo per farlo. Si chiama Abutilon indicum; si tratta di una specie subtropicale arbustiva, originaria dell’Estremo Oriente e dell’Australia (vedere qui) che gli Stati Uniti hanno dichiarato invasiva e lo è nelle Hawaii e in molte isole del Pacifico, al caldo presso il mare. Che cosa ci faccia qui sulle Alpi al fresco quasi freddo e da dove arrivi il seme che è germinato in mezzo ai porri e alle insalate, non è dato sapere. Sicché tornando dall’orto con ceste di verdure e legumi stamattina mi sono ragionata che tutto cambia, insieme al clima e al mio sguardo sulle piante che mi circondano. Quest’anno nell’orto sono passate più specie esotiche che tradizionali: tra gombo, cavoli cinesi, Hibiscus sabdariffa, pepini, piselli asparagi mancava solo un abutilon infestante dei tropici a fare cento.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

4 thoughts on “Questa strana primavera di settembre

  1. Regno di esperienze e incessanti trasformazioni: sintesi perfetta della visione di un vero appassionato! Credo che dovrebbe essere così agli occhi di ogni persona. “Sperimentare” va di pari passo alla passione. E comunque, confidiamo in un ritorno alle vere stagioni…

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    1. Bravo Gianni, io non avevo mai visto questa pianta e ho cercato su internet partendo dal fatto che mi sembrava una malvacea, poi restringendo la ricerca al genere Abutilon. Quel che è strano è che chiedendo il nome di questo genere non mi è mai venuto fuori A. theophrasti, che invece c’è anche su wikipedia (per chi è interessato a leggere del cencio molle, l’indirizzo è questo: it.wikipedia.org/wiki/Abutilon_theophrasti.
      Mi restano due dubbi: come sia arrivato un seme in un paese di montagna lontano almeno una decina di km dai campi di mais e se si tratta veramente di questa specie, per via del fiore: nel mio orto è molto piccolo e non si apre mai del tutto. Grazie ancora.

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