La differenza in uno spiedino di frutta

Ormai vado alle mostre di giardinaggio solo per osservare gli spostamenti di stile e di intenti, più o meno impercettibili agli occhi di chi semplicemente fruisce delle manifestazioni e non le crea e le gestisce. E quel che mi sembra di vedere è che si sta creando un dualismo netto, tra chi propone per passione e con scientificità al di là di quanto gliene viene, e chi inventa format e chiama a raccolta persone in nome di idee, anche di valore, che per comodità metto alla voce mode & business. Così lo scorso fine settimana al castello di Paderna ho ragionato in materia, confermando la mia predisposizione per un giardinaggio etico e creativo, se necessario sommesso, di stampo squisitamente italiano, vetrina dello stile irripetibile della nostra campagna e del nostro paesaggio. E le telefonate che ho ricevuto da Orticolario a Cernobbio non hanno fatto che rafforzare la mia idea. Da una parte (Paderna) un castello medievale conservato con feroce determinazione a mantenere il senso e la storia del luogo; dall’altra (Orticolario a Villa Erba) una villa antica sul lago di Como, che fu di proprietà della famiglia di Luchino Visconti, a cui per fare business è stato aggiunto nel parco un centro fieristico contemporaneo dovuto all’architetto Mario Bellini, innesto alieno nel verde storico. Da una parte Frutti Antichi a Paderna che decide di ridurre il numero degli espositori minacciando di ridurli ulteriormente se quelli attuali non si adeguano al significato del luogo e della manifestazione, ma potenziando i servizi e i momenti di piacere dello scambio e dell’apprendimento; dall’altra Orticolario a Cernobbio che punta sulla scena, sul fashion, sul “tanto” come piace ai milanesi (quelli del cinq ghei pusè ma rus, cinque lire in più ma che sia sgargiante). Ingresso a 7 euro a Paderna, che, dedotte le spese, sono assegnati ad un restauro del FAI, Fondo Ambiente Italiano; dall’altra ingresso a 15 euro, non mi sembra destinati alla beneficenza, anzi la manifestazione gode dei contributi di banche e di altri sponsor. Legittimi entrambi, questi diversi stili animano i nostri fine settimana, se vogliamo sempre con creatività, ma con finalità e visioni della vita assai diverse. Mi spiego con un piccolo esempio. Da Orticolario, con lo slogan “La magia di un giardinaggio evoluto” (copywriter floscio per una foto così effervescente) arriva una divertente foto di Dario Fusaro scattata al patron Moritz Mantero. Ci sono tutti gli elementi del fashion, del protagonismo, della lucentezza che con il giardinaggio c’entra nulla (tanto meno quello evoluto, che mi sembra vada in direzione esattamente opposta: Clément docet), ma indubbiamente si fa piacere e ricordare. Dall’altra c’è “L’ape genuina” di Anna, ragazza dell’Appennino emiliano che si è inventata un lavoro: ha allestito un’Ape Piaggio e prepara sul momento con soave levità spiedini di frutta, con possibilità di una colata di cioccolata calda e una spolverata di scaglie di mandorle o amaretti. Sempre con il sorriso radioso di chi conta su un futuro a misura di ragazzi che vogliono partecipare alla vita per quello che sono e alla vita degli altri per il loro benessere al di là del business. Io pendo da questa parte, poi ognuno faccia come gli pare: tra tante differenze, il numero di visitatori dell’una e dell’altra manifestazione è praticamente uguale.
moritz-mantero-a-Orticolario-2014-foto-Dario-FusaroApe genuina a Frutti-Antichi-a-Paderna-2014

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

7 thoughts on “La differenza in uno spiedino di frutta

  1. Era la prima volta che andavo a Frutti Antichi, e dopo aver fatto tanta, tanta e tanta strada per amore di una passione (per l’esattezza 377km), devo dire di essere rimasta delusa da alcuni aspetti.
    Ma forse il problema erano le mie aspettative!
    L’ape genuina è una di quelle cose che ha colpito anche me, a volte basta così poco per essere originali e tradizionali allo stesso tempo!!

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  2. Concordo appieno con quanto scritto da Mimma. Queste fiere, dopo anni di partecipazione come visitatore e qualche volta come espositore, mi sono sembrate sempre più una fotocopia l’una dell’altra senza un’anima. Ben vengano quindi le piccole idee locali, i piccoli produttori, i piccoli angoli di socialità e apprendimento. Forse il giardinaggio, il vivaismo e le piante andrebbero sdoganati e portati al di fuori dei soliti circoli fieristici di solo florovivaismo. Diffondiamo con maggiore libertà una cultura verde.

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  3. Frutti Antichi a Paderna delude se non si è pronti a vivere una giornata davvero di campagna, di esaltazione della piccola agricoltura di qualità, della manualità creativa e in via di sparizione, delle piante come risorsa di bellezza. Confesso che, al di là delle cose eclatanti che propone, ho impiegato qualche edizione a comprendere sino in fondo il format. Che a mio parere è una lezione di saggezza, compostezza ed eleganza. Chi la interpreta come tale non può che farla propria come via per migliorare la qualità della vita e il proprio rapporto con la natura e con gli uomini che con lei interagiscono, dal contadino al paesaggista, dal trottolaio che lavora il legno al tornio al vivaista di fruttiferi.

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  4. Anch’io concordo con Mimma, vado a Paderna da tantissimi anni e posso dire che questa è stata una delle più belle edizioni, un ritorno ai vecchi sapori e alle cose vere, con espositori di qualità (tranne un paio di sviste) ed un modo di presentare stand e prodotti in armonia con l’ambiente stesso. Il fuori castello era di qualità e non dava assolutamente l’impressione di una sagra di paese, anzi, preludeva in maniera paritaria a quello che poi si esponeva all’interno. Un grazie agli organizzatori di questo evento che hanno rinunciato ad una bagarre sicuramente più remunerativa ed in cambio ci hanno regalato un abbraccio pieno di amore per il bello, l’utile e di qualità. Insomma, mi sono sentita tornata a casa.

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  5. Sono stata a Paderna e sono felice di esserci andata.
    Potrei dire che è la fiera giardinicola che mi piace di più, ma parecchie non le ho mai viste e quindi non posso fare confronti, ma di Paderna posso dire che me la sento cucita su misura. Non è troppo grande e si può girare senza crollare dalla
    stanchezza, ha il giusto equilibrio fra vivaisti e non, ci sono tante persone che
    conosco e che incontro con molto piacere,ed ogni anno ne conosco di nuove ed interessanti :-), il castello è suggestivo e solo quello meriterebbe una visita.
    Bellissima giornata!

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