Piove ancora, viva frutta e verdura

Brutta giornata di pioggia cattiva che prosegue purtroppo i guasti – frane e smottamenti in quantità – che ostruiscono le strade della mia valle. Ma per me è anche una giornata, forse per contrasto con questo tempaccio scellerato, in cui diventano protagoniste le piante per l’alimentazione.

Stamattina ho raccontato in un convegno il punto di vista sull’evoluzione della tematica orto di una che lo fa da quasi quarant’anni (il primo, in vaso su una terrazza urbana nel centro medioevale di una città, a partire dal 1977) e se ne occupa per lavoro dal 1982. L’estate scorsa una mezza calzetta con la presunzione di essere un dio mi ha apostrofata su facebook perché non lascio spazio ai giovani e sono accentratrice. A parte che non ho nulla da accentrare, io ai giovani lascerei volentieri il posto, se solo potessi cedere anche l’esperienza che ho accumulato su alcuni fronti. L’orto, per esempio. Sicché nel convegno ho raccontato che prima ho imparato l’orticoltura nella mia vita privata (ho taciuto lo scherno che mi circondava), poi ho indagato e scritto di quel che si andava facendo negli orti urbani italiani e nella didattica come evoluzione e regolamentazione degli orti spontanei nelle scarpate ferroviarie e nelle zone marginali delle città che avevo visto per tutti gli anni Sessanta e Settanta, struggente legame con la terra di chi aveva dovuto lasciarla per campare o per inseguire il sogno di benessere fornito dall’industrializzazione. E ho assistito all’evoluzione, al flusso di interesse e disinteresse e poi all’esplosione della febbre non dell’oro ma dell’orto, più o meno negli anni in cui la popolazione urbana mondiale superava in percentuale quella rurale (nel 2009). Irresistibile ascesa dell’orto a star urbana del nostro tempo. Con tutti i magnifici risultati che questo comporta, compresi il piacere di produrre da sé il proprio cibo, l’avvicinamento alla natura tramite la comprensione dei cicli vitali, il desiderio di mangiare sano. Ma anche con tutti i contro che la febbre dell’orto si è portata dietro: dall’aumento sconsiderato della moda acritica sino al proliferare indebito, spesso poco qualificato, dei corsi. Mi diceva giusto stamattina una ragazza, tra gli estensori di un progetto ortista: “Io mi accontento di poco per vivere, ma devo pur mangiare”. E così sia.

Oggi pomeriggio ho fatto un’esperienza nuova: sono stata nella giuria di valutazione dei coj ariss, i cavoli verza di un posto che si chiama Montalto Dora: piccolo il paese del Canavese alle porte di Ivrea e grandi e buonissimi i cavoli che qucavoli-da-recordi si producono. Pare che, oltre alla varietà locale, sia il terreno limoso creato dal fiume Dora a garantire la qualità e talvolta le dimensioni di tutto rispetto. Quello vincitore alla pesa di quest’anno fa 11 chili esatti, coltivato e messo in concorso da un simpatico contadino ultraottantenne. Guai a chiedergli che fertilizzante minerale ha usato: si offende perché segue con convinzione il disciplinare dell’associazione dei coltivatori che prevede il solo uso di letame alla preparazione della terra. In ogni caso ne ho assaggiati almeno 30 in concorso, perchè uno dei parametri di giudizio è proprio la qualità gustativa. E, chi mai lo avrebbe detto, alcuni sono dolcissimi, altri con un fondo piccante, altri piuttosto insipidi, altri ancora aromatici e gustosi. A Montalto sino agli anni Cinquanta si producevano così tanti cavoli verza e così pregiati, che in questa stagione, meglio dopo le prime brinate severe, 500 quintali  ogni settimana prendevano la strada della Svizzera. Solo la cocciutaggine di un sindaco e di un piccolo gruppo di contadini ha mantenuto in vita e riportato in purezza la varietà di cavoli di Montalto Dora, paese che domani, per la diciannovesima volta, celebrerà un prodotto della propria terra con una fiera popolare e sempre frequentatissima. Info cliccando qui.

A proposito di prodotti della propria terra, sabato 22 novembre, dal pomeriggio alle 16, sino a domenica sera 23 novembre, faremo festa in un paese elegante che si chiama Sordevolo, a pochi chilometri da Biella, a Villa Cernigliaro che fu luogo di villeggitura di tanti intellettuali, con la manifestazione Racconti di novembre. I frutti della terra. Celebreremo i frutti della terra dell’autunno in tanti modi. Con una mostra pomologica che mette in vetrina le varietà di mele del Biellese, della Valsesia e del Canavese, con una collezione di castagne e una di agrumi toscani. Mostreremo ortaggi, presentereno libri sorseggiando l’aperitivo, sabato sera ci metteremo a tavola, nelle sale antiche e nobili della villa, per gustare un menu Slow Food che comprende dall’antipasto al dolce una ventina di frutti. Poi la domenica mattina faremo scuola di giardinaggio e nel pomeriggio daremo ai bambini la merenda di una volta, pane e marmellata, le signore potranno imparare a fare composizioni floreali e tutti i salutisti seguire la conversazione di un medico su come far tesoro delle virtù di frutta e verdura. Per un fine settimana che non ha l’ambizione di essere una mostra di giardinaggio e non ha costo d’ingresso, ma è solo una festa di frutta e ortaggi in una bella villa antica più avvezza all’arte e alla letteratura che alle piante, credo basti. Chi vuole venire con noi o chi semplicemente vuole informarsi troverà il programma su www.villacernigliaro.it/eventi-culturali/i-frutti-della-terra e su facebook Racconti di novembre, voilà.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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