A proposito di Giovenale

Mi sono alzata un’ora prima per trovare il tempo di dire un paio di cose che mi frullano in testa. Ci riesco, a malapena, ora che sto per andare a dormire. Mi hanno strizzata tutto il giorno altri che come me sono stati strizzati per dare il massimo costando il minimo. La prima delle cose che mi girano per la testa è che il dialogo tra istituzioni e cittadini diventa sempre più difficile, anche nell’ambito delle cose che riguardano il verde e i giardini. E fa male constatare che un volta erano le istituzioni a investire nell’abbellimento delle città, nelle feste, negli eventi culturali, se non perché ci credevano, almeno in ossequio all’antica regola del panem et circenses (vedi alla relativa voce di wikipedia). Partivano insomma dall’assunto che la gente vuole solo la pancia piena e il divertimento, e intanto costruivano a questo modo il consenso politico. Però, per non dire che delle tematiche di cui mi occupo, esistevano davvero i giardini pubblici, con tanto di aiuole stagionali, la data scritta in mosaicoltura, la banda la domenica pomeriggio all’ora del passeggio. Esistevano i viali alberati, i parchi giochi per i bambini e altro che costituiva un costo per la collettività, ma che garantiva un relativa stabilità nella popolazione e, per chi governava nelle amministrazioni locali, una promozione personale e un trampolino di lancio per la carriera politica. Il ribaltamento adesso sta assumendo proporzioni inimmaginabili. Non solo non si investe più in nuovo verde urbano e le piante sono usa e getta, ma se un comune promuove una manifestazione ortoflorovivaistica spesso pretende di guadagnarci, eventualmente travolgendo senza alcuna remora (in ossequio ad un’altra locuzione latina: mors tua vita mea) chi ci ha lavorato da professionista, e i comuni che hanno un servizio parchi e giardini efficiente lo smantellano adducendo poco plausibili ragioni di razionalizzazione e risparmio. Ho assistito negli anni al progressivo smantellamento del servizio del verde a Vercelli, una città piemontese che veniva da una lunga tradizione di attenzione alle fioriture stagionali delle piazze (prodotte nelle serre comunali) e alla manutenzione di parecchi chilometri di viali di cui la popolazione andava fiera. Dato in appalto una volta qui e un là, non so con quanto effettivo risparmio, disperdendo professionlità preziose e accontentandosi di un servizio scadente che nessuno è più in grado di valutare, è andata persa una cultura. Ho appreso giorni fa che la stessa sorte è purtroppo toccata al Settore Verde, Parchi, Giardini e Arredo Urbano del Comune di Padova. Conosco chi dirigeva il servizio sino all’altro giorno, l’agronomo Gianpaolo Barbariol, le sue competenze non solo nella progettazione e gestione del verde pubblico, ma anche nel coordinamento delle 45 persone addette al servizio, il suo impegno nell’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini e il suo ruolo di rappresentante italiano nell’omonima associazione europea. Dopo 30 anni di costruzione di un servizio ineccepibile e all’avanguardia, frutto dell’affiatamento e dell’impegno di una bella squadra, tutto finito, smembrato, disperso e, quel che è peggio, affidato un po’ qui e un po’ là, di certo a dirigenti che non ne sanno niente e a maestranze non motivate. È l’inizio della fine e lo spregio di una cultura specializzata dalle benefiche ricadute su tutti, operato da chi se ne frega persino del panem et circenses di un tempo, tanto ormai i politici paiono aver trovato altri modi per creare consenso.

L’altro pensiero è che, in linea con la demotivazione generale a dare il meglio e il massimo di sé, sto imparando a posporre la cultura del lavoro al piacere di essere viva, a casa mia, con i miei fiori, i miei paesaggi, i miei percorsi privati di certo assai più gratificanti di quelli professionali. Le foto che seguono sono appunti dei miei amori di questi giorni, tre gradini fuori dalla stanza in cui batto senza tregua sui tasti del computer, qualche volta cantando dentro di me con Caparezza “…e non so più nemmeno da chi farmi governare, vedo circhi ma non vedo pane, dillo a Giovenale…”
Malus-LisetPrimula-JohannaSaxifraga-arendsiiMalus-Ballerina MaypolePrimula-denticulata-albaviole-del-pensierotulipani-Attila

Annunci

Pubblicato da

Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

One thought on “A proposito di Giovenale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...