Alberi a Fuerteventura

Pinus-nella-Vega-di-Rio-Palma

 

Abituata alla rigogliosa dotazione arborea di casa nostra (non solo da me sulle Alpi, ma anche in ambiente mediterraneo, meno forse nella pianura padana in cui le emergenze arboree sono state eliminate a favore dei coltivi sin dai tempi dei Romani), Fuerteventura mi è apparsa totalmente priva di alberi. E così in parte è, anche se lungo i barrancos del centro dell’isola compaiono oasi di Phoenix canariensis, Tamarix (di due specie secondo alcuni, T. canariensis soltanto secondo altre classificazioni) rari Pinus canariensis e tozzi esemplari di Pinus radiata (il pino di Monterey), che è stato introdotto nelle isole con una scellerata politica di forestazione a base di alloctone (come è successo da noi con specie come il pino strobo e la criptomeria giapponese). Della laurisilva, i boschi termofili di Lauruslentisco-museo-della-Alcocidaalberopalme-solitarieLaurus, non ho visto l’ombra e qualcosa mi dice che almeno a Fuerteventura non si incontrano tanto facilmente. Qui e là, come un evento eccezionale, ho visto dei lentischi stentati. Potrebbero essere di due specie: Pistacia lentiscus e P. atlantica, ma non sono in grado di distinguerli, credo che la differenza risieda soprattutto nella forma delle foglie. Presso gli abitati e in qualche strada di città ho visto poi altre specie come i ficus, soprattutto F. elastica e F. benjamina, qualche acacia come Albizia julibrissim, alcuni eucalipti quale Eucalyptus globulus (retaggio di decenni fa, come da noi…) giovani esemplari di Araucaria excelsa, Thevetia peruviana, bugainvillee di tutti i colori, di tanto in tanto, non frequenti, altri rampicanti come Pyrostegia venusta, che per altro è in fiore in questa stagione anche in Sicilia. E anche Calotropis procera che, pur potendo

Calotropis procera
Calotropis procera

raggiungere 5 m di altezza, viene più spesso usata come arbusto da siepe di un paio di metri. Ha grandi foglie cuoiose quasi circolari che, se spezzate, secernono un lattice assai appiccicoso. Dalle parti di Puerto Lajas, a nord di Puerto del Rosario, ne ho vista un’intera piantagione, non so se a scopo di consolidamento del terreno in declivio, o per bellezza (ma a me come pianta non sembra un granché…). Ho visto poi che cresce sporadica e sparuta tra i sassi del sud dell’isola, in particolare tra Caleta de Fuste e Gran Tarajal. Non ce la fa mai a diventare adulta, sicché ho pensato si trattasse di una specie effimera e infestante. E invece, di una pianta naturalizzata si tratta, pare di origine sahariana con distribuzione ampia in tutta la fascia tropicale e subtropicale del pianeta. Così brutti e malconci gli esemplari in natura, che mi sono augurata una provvidenziale calata di cabras majoreras, le capre dell’isola che hanno devastato la flora spontanea che conta, lasciando solo quella a loro non gradita, in genere perché velenosa. La Calotropis ha quel lattice appicciocoso che dicevo (in India, dove questa pianta è diffusa, il lattice trova impiego per la cura di affezioni fungine da Candida), mentre altre piante sono proprio velenose e la loro diffusione Nicotiana-glaucadipende da questo. È il caso per esempio di Nicotiana glauca, solanacea del Peru e della Bolivia che a Fuerteventura è stata introdotta come arbusto ornamentale attorno al 1890 per i suoi fiori gialli tubulosi e per la rusticità ed è presto sfuggita alla coltura e ora cresce ovunque ci sia un incolto, in quota come nelle sabbie davanti al mare, in natura e presso gli abitati. Rada e disordinata, questa pianta che potrebbe raggiungere 6-8 m di altezza, non supera mai 2-3 m, pare per la mancanza di nutrienti.

Non è un albero, e tuttavia può raggiungere 20 m di altezza. Dracaena draco è una specie delle agavacee endemica della Macaronesia (Canarie, Madera e Capo Verde) nota come sangue di drago. L’appellativo è dovuto al fatto che gli indigeni delle Canarie, i Guanci, raccoglievano la resina che, a contatto con l’aria, si ossida assumendo una colorazione rossiccia. È stata in uso migliaia di anni a scopi magici, medicinali e come colorante. Si racconta che l’esemplare più vecchio di questa pianta abbia 3000 anni; si trova a Tenerife. A Fuerteventura ne ho viste di recente piantagione, la più alta con un “tronco” di 3 metri o poco più. È una specie lenta a crescere (1 m in dieci anni), minacciata di estinzione, anche se sono state da poco individuate popolazioni in Marocco e in Sicilia, forse di sottospecie diverse.
Non è un albero, e tuttavia può raggiungere 20 m di altezza. Dracaena draco è una specie delle agavacee endemica della Macaronesia (Canarie, Madera e Capo Verde) nota come sangue di drago. L’appellativo è dovuto al fatto che gli indigeni delle Canarie, i Guanci, raccoglievano la resina che, a contatto con l’aria, si ossida assumendo una colorazione rossiccia. È stata in uso migliaia di anni a scopi magici, medicinali e come colorante. Si racconta che l’esemplare più vecchio di questa pianta abbia 3000 anni; si trova a Tenerife. A Fuerteventura ne ho viste di recente piantagione, la più alta con un “tronco” di 3 metri o poco più. È una specie lenta a crescere (1 m in dieci anni), minacciata di estinzione, anche se sono state da poco individuate popolazioni in Marocco e in Sicilia, forse di sottospecie diverse.

La diffusione del mimo o tabaco moro è dovuta al fatto che, essendo molto velenoso, non viene brucato dalle capre. Le quali, per altro, indirettamente ne favoriscono la diffusione: con le loro deiezioni nitrificano il terreno dove, tra molte migliaia di semi dispersi da una sola pianta, alcuni trovano la fertilità sufficiente per germinare. Ho letto da qualche parte che stanno provando a controllare questa infestante con il lancio di una farfalla notturna, Acherontia atropos, i cui grossi e famelici bruchi, pur essendo polifagi, prediligono proprio il tabacco glauco.

Le palme restano la principale componente verticale del paesaggio vegetale di Fuerteventura. Non ce ne sono molte a svettare nel paesaggio, e in quello urbano sono di tre o quattro specie, ma in un vivaio di Tefir ne ho vista in vaso un’intera magnifica collezione: prima o poi qualcuno ne farà tesoro. In quanto alla palma delle Canarie, si coglie lo sforzo di reintrodurle quanto più possibile, anche per ombreggiare le strade. Solo a sud, all’altezza di Morro Jable, ho visto un intero boschetto di Phoenix canariensis piantate e immagino che piacere debba essere d’estate rifugiarvisi durante le ore più calde.

La valutazione della copertura arborea e del suo ruolo è uno degli aspetti che prima o poi i majoreros dovranno affrontare, insieme a problemi paralleli come l’introduzione accidentale di specie invasive e gli effetti del carico antropico eccessivo in alcuni ambienti fragili e biologicamente importantissimi, che hanno valso a Fuerteventura il novero tra le riserve della Biosfera Unesco. Come recita uno slogan ecologista intravisto su un bus di linea: Biosférate, che potremmo tradurre: “sentiti parte della biosfera” o, almeno, “adéguati alla biosfera”.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

One thought on “Alberi a Fuerteventura

  1. come mi piacerebbe camminare nei posti che descrivi osservando gli alberi – pochissimi immagino – che crescono per conto loro attraverso la luce la terra arida il vento e il salmastro. ancora complimenti

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