Attorno al 53esimo congresso mondiale dei paesaggisti

logo2015_1A tradimento una feroce influenza mi obbliga a stare rimpiattata sotto le coperte e con un bagno a portata di mano. Domani, giovedì, al Lingotto di Torino avrei partecipato volentieri ad un forum su paesaggio e media organizzato nell’ambito del cinquantatreesimo congresso internazionale dell’IFLA, la Federazione Internazionale degli Architetti del Paesaggio (notizie qui: http://www.ifla2016.com). Non ci voleva. Sicché, con molta calma perché sono tutta pesta e ogni gesto costa fatica, metto in rete un testo che mi ero fatta preparare da Mirco Bagaloni, vivaista marchigiano di piante esotiche e giramondo, che nelle Filippine ha trovato moglie insieme a nuovi paesaggi e nuove considerazioni. Spero, per poco che sia, di gettare un sassolino per la discussione. Mi scuso con gli organizzatori e ringrazio Mirco per il regalo.

Carabao il vero re di Mindanao
di Mirco Bagaloni
La prima volta che mi recai a Mindanao persi la coincidenza da Manila per General Santos e così ripiegai per Davao, capitale di Mindanao. Piccolo dettaglio: Davao dista 5 ore di autobus da General Santos. Però amo viaggiare in autobus; con questo mezzo in passato ho percorso decine di migliaia di km. Da Città del Messico al confine del Texas, sul Golfo del Messico per poi ripiegare su Los Angeles, per esempio. Ti fanno entrare nel paesaggio scoprendone spesso i più intimi dettagli. Gli aerei sono solo un mezzo di trasporto; gli autobus una finestra sul mondo.
Così fu anche da Davao a General Santos. Vicino a Davao il paesaggio è molto mosso, alte colline si alternano a montagne che culminano con i 3000 m del monte Apo. Intorno a Davao le colture prevalenti sono le risaie in pianura, che lasciano a mano a mano il passo alle piantagioni di banano, cacao e papaya dove i terreni acquistano pendenza. La maggior parte di queste pantagioni sono seguite dalla multinazionale americana della frutta Dole. Più in alto le piantagioni lasciano spazio ai piccoli appezzamenti con palme da cocco, caffe, durian, pumelo, mango, marang, guava, guyabano, santol, lanzones, rambutan, avocado e tanti altri frutti che qui nella eterna foschia caldo umida dei climi equatoriali fruttificano senza sosta e senza grandi contributi umani.
Dopo General Santos in direzione di Koronadal si apre una vastissima valle dove si estende la più grande piantagione di ananas del mondo, a sua volta in mano alla Dole. Qui, a causa del colore glauco delle foglie di ananas, il paesaggio sembra più brullo e anche il caldo sembra più soffocante.  35 gradi in una radura soleggiata in mezzo ad un bananeto sembrano più rinfrescanti che 35 gradi in mezzo ad una piantagione di ananas, con quelle foglie dall’aspetto così ostile! Provate a mangiare un ananas appena colto al sole dell’equatore: dolcissimo (però prima togliete con grande cura la scorza perché nelle grandi piantagioni con i fitofarmaci ci danno giù pesante). E infatti la fertilissima terra vulcanica di Mindanao, almeno da queste parti, si sta desertificando. Non è un’accusa generica; e se è vero che spremono la naturale fertilità della terra, non è che dalle mie parti, nelle Marche, vada tanto meglio. Almeno, la Dole retribuisce decorosamente i lavoratori: 150 euro al mese che nelle Filippine è moltissimo. I lavoratori possono costruirsi una casa più che decorosa, mandare a scuola due figli e sfamare bene la famiglia. Non si mantengono due auto, non ci si può permettere viaggi extracontinentali, né ristoranti o abbigliamento griffato. Ma la qualità della vita è decorosa. Inoltre, queste grandi compagnie hanno sempre ospedali moderni ed attrezzati, convenzionati con i propri dipendenti, per i quali è tutto gratuito. Devo ricordare che a Polomolok gli ananas e le papaye vengono lavorati e inscatolati pronti per l’esportazione, dando lavoro a 12.000 dipendenti.
Sto pensando che anche questo è paesaggio e bisogna non guardare una immensa piantagione con gli occhi di un occidentale condizionato da false convinzioni oppure vederlo con gli occhi di chi da questa immensa distesa ci ricava un futuro migliore per i propri figli, come i miei cognati. Futuro che io faccio fatica a vedere per mio figlio nel paesaggio agrario marchigiano.
risaie-a-Mindanao
La valle che da Gensan va a Koronadal ed oltre non è solo monocoltura estensiva; ai suoi lati, salendo per la montagna, inizia un paesaggio più movimentato e vario dove piccoli contadini traggono sussistenza coltivando ogni sorta di verdura: peperoni, pomodori, cipolle, cetrioli, sayote, sitao, patate, manioca, taro, pichai e poi di nuovo, nella fascia arborea, cocco, papaya, durian, lancao jackfruit, banani e platani, mango e altro ancora. Qui, tra torrenti montani, scampoli più o meno vasti di foresta pluviale e tanta biodiversità agraria, il paesaggio sembra veramente primordiale. Nei punti più umidi dove crescono Angyopteris evecta, felce gigante con foglie di 6 metri, e vetuste piantagioni di caffè, adorne sui loro rami di ogni tipo di orchidee, le monocolture estensive sembrano appartenere ad un mondo lontanissimo nel tempo e nello spazio.
Tutta questa frutta e verdura trova sfogo commerciale nei mercati locali e parte di essa viene mandata a Gensan presso grossisti che pagano questi prodotti in media 20 centesimi di euro al kg. Non molto, sembrerebbe, ma nelle Filippine il potere di acquisto di 0,20 euro corrisponda a circa 1,50 euro in Italia.
Parlo di queste cose a ragion veduta: le ho vissute di persona in molte occasioni, accompagnando un mio cognato nelle consegne. L’ho accompagnato diverse volte anche ad asciugare e pulire le bacche di caffè pronte per essere conferite al magazzino della Nestlè a General Santos, dove venivano valutate da personale specializzato per poi essere pagate subito con assegno. A seconda della qualità gli venivano pagate da 0,80 euro a 1,20 euro. Considerando il trasporto e la lavorazione, il margine per mio cognato era dai 40 ai 60 centesimi di euro al kg.
E allora mi domando: quanto vengono pagati ai nostri contadini i prodotti della terra, ma sopratutto quanto è il potere d’acquisto di quel ricavato? Spesso ci fanno vedere storie di sfruttamento e sottosviluppo nei paesi del Sud-est asiatico, Sud America e Africa. Comincio a credere che sia per far credere a noi “ricchi” occidentali che siamo fortunati.
E se laggiù in pianura sono tecnici e agronomi con i loro computer e le loro provette a controllare e regolare tutto, tra colline e montagne sono la passione e l’esperienza a fare lussureggiare il paesaggio. Da una parte immensi trattori e rimorchi colossali a fare tutto il lavoro, dall’altra a dissodare il terreno e a trasportare al villaggio i prodotti della terra sono i bufali, che poi provvedono anche alla concimazione della già fertilissima terra, come un secolo fa qui da noi. Dunque è lui, il bufalo, in lingua locale carabao, ad essere lamindanao-che-coltiva-famiglia-10773744 colonna portante, il re dell’agricoltura a Mindanao, il tutore di un paesaggio. Simbolicamente erigo un monumento a tutti i carabao che sulla faccia della terra mettono d’accordo il paesaggio naturale con quello agrario, le esigenze dell’uomo con quelle di questo povero pianeta tanto maltrattato.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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