Un albero di Natale speciale

 

Non so se più per pigrizia o se per bisogno di silenzio, da tempo non aggiorno il blog. C’è voluta la mia amica disegnatrice Rita Ammassari a ricordarmi che è tempo di festa e bisognerebbe interpellare le follette stagionate per gli auguri di rito. E nel passare in rassegna gli argomenti più meritevoli o più bisognosi di auguri, abbiamo scoperto che la scelta è diventata fin troppo ampia e fare gli auguri alle cose buone dell’anno che sta per finire è facile, molto meno districarsi nella selva degli argomenti che abbisognano di una spintarella positiva, dell’energia e dell’impegno collettivi per migliorare nell’anno che verrà. Rita telefona l’altra mattina: “Stanotte ho pensato che da donne quali siamo, per quanto stagionate e rispettate, avremmo una priorità. Butto giù uno schizzo e te lo mando”. E arriva la sua vignetta, dove noi follette siamo alle prese con l’allestimento di un albero di Natale che ha per addobbi né lucine né palline, ma una moltitudine di scarpe rosse. Non ci sarebbe bisogno neppure di un commento, penso guardando il suo disegno. Ma io sono in una fase di bisogno di silenzio, sicché non faccio testo. E poi in effetti non bisogna tacere, perché altrimenti Paola, Gabriella, Loredana, Kamajit, Maria e tutte le altre che ci hanno rimesso la vita non hanno diritto almeno al ricordo. Se si tace, nulla cambia nella civiltà degli uomini o, peggio, è silenzio assenso. Le vittime di femminicidio nei primi 10 mesi di quest’anno sono state 116: più di una ogni tre giorni.  Dal 2000 sono oltre 2800 donne che hanno perso la vita per mano di un uomo e le statistiche dicono che per oltre il 30% sono di età superiore a 64 anni e per il 75% hanno trovato la morte per mano di un uomo di famiglia. “Vorrei parlare di amore e rispetto – dice Rita – perché sono alla base di tutto”. Tace un attimo per cercare la forma con cui aggiungere qualcosa che non esiste quasi più, ma su cui si vorrebbe contare: la cura degli uomini per le donne. Superato l’imbarazzo a pensarlo, si può anche scriverlo come augurio.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

6 thoughts on “Un albero di Natale speciale

  1. Carissima Mimma sono anni che la seguo sul suo blog ed ho sempre apprezzato i suoi consigli ed i punti di vista. Ho un giardino di 16.000 metri che da 3 anni abbiamo aperto alle visite. Sono a scriverle adesso in veste di vicepresidente della sezione di Verona est della Fidapa o BPW International per esprimere a lei e alle altre fate l’apprezzamento per questa gradevole vignetta che in modo così garbato ci fa riflettere su un problema gravissimo.
    Grazie. Buon Natale
    Cecilia Residori

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    1. Gentile Cecilia,
      sono contenta che la vignetta abbia colpito la sua attenzione di amante dei giardini e vicepresidente veronese della Fidapa, per esteso
      Federazione Italiana Donne Professioni Affari. Chissà mai che tutte insieme, ognuna nel proprio ruolo e con il proprio stile, possiamo sconfiggere questa terribile piaga che denuncia quanto sia malata e in crisi la civiltà al maschile. I miei auguri di un Felice Natale e di un Anno Nuovo pieno di soddisfazioni.

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    1. Grazie, ricambio di cuore gli auguri. Il silenzio davvero a volte è terapeutico e in questo scorcio di stagione per me lo è. Per una scontrosa piemontese come me, che ha il “vivi nascosto” come massima aspirazione da sempre, il bagno di folla (in tutti i sensi: da facebook alle manifestazioni per cui lavoro) è uno stress da cui spesso esco mezza morta. Beh, in ogni caso sto rimettendomi sui binari, sapendo che se deraglio e vado a vivere nascosta sono fuori gioco per sempre. E questo mi spiacerebbe, perché mi ammalia il flusso della vita, delle idee, delle mode, dei caratteri…

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