Cicoria per tutti

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Sono tornata a casa da un brico center con in testa un pensiero inquietante: dove finirà di qui a poco il vivaismo italiano di qualità, se circolano rose in pack prodotte in Romania e vendute al pubblico a 1,90 euro? Viste con i miei occhi nel brico, e non avevano neppure il cartello delle offerte. Un po’ bistrattate, in penombra e accatastate orizzontali una sull’altra, ma vive (lo dichiaravano le prime foglioline) e tutte con cartellino e nome varietale. A casa guardo la posta in computer e ci trovo un messaggio del mio amico maestro giardiniere. Scrive Carlo Pagani, illustrando con tante foto la missiva: “Per adesso sono solo bustine, ma prima o poi arriveranno anche gli ortaggi. Ma tanto sono piccoli, diciamo che non daranno fastidio più della cimice cinese!” E aggiunge conclusivo, persino con entusiasmo: “Bene, comincio a seminarli, chissà che non venga fuori qualcosa di buono: ho 42 bustine di semi di ortaggi diversi! Tu preparati a raccontare le mirabilia degli orti d’Oriente e a tradurre il cinese. Da me a Budrio, 18.000 abitanti, ci sono una scuola di lingue dove si impara il cinese, tre ristoranti cinesi, un supermercato cinese, due negozi di abbigliamento cinesi. A noi a Budrio, al contrario di Salvini, piace l’integrazione”. Passano dieci minuti e arriva un’altra e mail, come se il mio pensiero inquietante fosse passato per telepatia al mio amico ed egli volesse rincuorarmi. Scrive: “Li semino perché la comunità cinese di Budrio me li ha regalati, io li assaggerò ma poi li mangeranno loro. Noi continueremo con le nostre cime di rape, i nostri borlotti, la cicoria rossa Orchidea che sto raccogliendo in questi giorni. Si, il mondo cambia ma dentro al bosco decido io quando si cambia: è il mio Fort Apache e io non sono il Generale Custer e non farò la stessa fine”. Con esclamazione finale: “ Cicoria per tutti!”

Tra parentesi: io la misticanza di cicorie l’ho seminata due giorni fa e la pioggia di oggi, complice la temperatura piuttosto mite, servirà a gonfiare presto i semi e a fargli venire voglia di germinare. Ma non mi abbandona il pensiero di quelle rose romene a 1,90 euro, ammucchiate tra cazzuole da muratore, bulloni e lampadine a led, espressione di un’epoca indigesta a chi, come me, ne ha conosciute altre in cui persone, cose e piante avevano un altro valore.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “Cicoria per tutti

  1. Il problema è che molto spesso si guarda solo al prezzo, il mio risparmio lo faccio comprando poco, ma, con un occhio alla qualità anche nel cibo……….. in nome del libero mercato tutto perde valore, sconto, sottocosto e siamo tutti sempre più poveri…

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  2. Come sarebbe la cucina italiana senza pomodori, peperoni, ceci, borlotti, patate, mais ed altre piante commestibili arrivate nelle stive delle caravelle? Non mi pare il caso di stigmatizzare i poveri semi cinesi i cui frutti, magari, tra un paio di generazioni saranno anch’essi parte costituente del nostro patrimonio gastronomico. L’aglio o i pinoli cinesi insapori venduti nei supermercati, quelli sì che mi infastidiscono, sebbene non più dei pomodori o peperoni altrettanto insapori prodotti a tonnellate e a basso prezzo nelle immense serre olandesi. Quanto alle le rose rumene che qualche brico vende a prezzi stracciati per i portafogli italiani, sono ben altra cosa: la Romania, che conosco e frequento da anni, è il paese delle rose (nonostante il battage pubblicitario della vicina Bulgaria), moltiplicate con passione da gente che ha il giardinaggio nel dna e che quando guadagna 400€al mese fa i salti di gioia. Logico dunque che costino poco, ma non per questo sono di cattiva qualità. Piuttosto dovremmo essere sconvolti dai 2,90€ delle rose olandesi, prodotte in un paese altrettanto lontano a costi tre volte superiori, spesso dagli stessi rumeni che d’estate le fanno in casa e che in inverno migrano per far sopravvivere la famiglia, e che ho trovato spessissimo in brico e supermercati.

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