Esausta, me ne vado sulle mura


Non so come possa essere successo: il mondo ha accelerato il suo battito e ci ha scaraventati tutti lungo una strada accidentata sulla quale riescono a rimanere in piedi solo coloro che resistono. E anche chi resiste si chiede: sino a quando ce la farò prima di rimanere travolto dai tempi, dalla corsa degli altri, dalla mancanza di ideali e anche dalla mancanza di denaro liquido che pare serva ancora come in passato e, temo, anche di più?
Una volta VerdeMura a Lucca era la prima manifestazione della primavera, anticipata soltanto da “Primavera in giardino” a Milis in Sardegna. Adesso è tutto un correre d’anticipo gli uni sugli altri. Come se bastasse. E fosse solo per le mostre mercato di giardinaggio. Da tre giorni corro da ferma, cioè manovrando il mio computer e reggendo agli assalti del telefono che squilla ogni dieci minuti in media dalle otto di mattina alle nove di sera, e non per diventare ricca e neppure per darmi visibilità: non mi interessano, io vorrei lavorare da cristiano a promuovere le piante e il giardinaggio e poi andarmene nell’orto dove mi ricordo che in questa stagione si sta così bene. Ma questa grazia mi è negata. La sensazione alla sera è che la disperazione di altri ricada un po’ anche su di me, d’altronde siamo tutti connessi, stay tuned, volontariamente o involontariamente come un gioco di carte tutte appoggiate le une alle altre: uno sbanda perché più fragile o più bisognoso e se non si sta attenti il castello di carte cade e tu, cinque di fiori, insieme. Da giorni il ritmo è diventato ancora più veloce, non so se è il metabolismo della primavera che è diventato parossistico. Rispondo a questuanti dì ogni genere che mi chiedono perentoriamente di mandare i moduli per partecipare alle manifestazioni (tanti insistono per fame, non è difficile indovinarlo), amici e conoscenti mi accollano problemi loro personali, mi torchiano su questioni professionali come se fossero interrogatori invece che piaceri, qui e là mi piovono addosso cose e servizi improbabili o non richiesti, mi fanno fretta anche quando fretta non c’è, solo per togliersi loro un pensiero. E io, sapendo quanto è difficile stare al mondo oggi e trovare un sorriso fiducioso e una mano amica nell’interlocutore, rispondo gentile, alla seconda tornata di mail un po’ meno ma spiegando come stanno le cose, alla terza cercando di concludere e alla quarta minacciando di denunciare per stalking. Mi è successo ieri con un povero demente che voleva far passare per arte certi orribili oggetti realizzati con i gusci delle noci di cocco e mi ha insultata in un lungo carteggio perché a suo parere non capivo. E l’altro giorno lo stesso con una ragazza che vende prodotti tipici per corrispondenza e se ogni giorno non riesce a fare tot telefonate e tot clienti rischia di perdere il precarissimo posto di lavoro in un call center. Ma io, che c’entro? E poi perché chiami me una volta alla settimana se sai già che non ho intenzione di acquistare? Causa furbizia di un boscaiolo che arrivando dal bosco ha trovato comodo scaricare a casa nostra tutti e quanti i 90 quintali di tronchi di betulla anziché la metà che avevamo chiesto, mio marito taglia e impila legna da tre giorni senza sapere più dove metterla. Non andrà a male, ma non era questo il momento di perdere tempo e neppure di spendere per la legna due anni prima dell’uso. Ieri sera, fermata da un incidente di un motorino con due uomini a terra in mezzo alla strada buia, con il rischio che venissero travolti alla prima auto veloce, mi sono fermata a fari lampeggianti e ho chiamato il 118. Prima di tutto l’addetta al centralino ha fatto l’interrogatorio a me, come se fossi io la responsabile dell’incidente o come se avessi avuto voglia di raccontare cazzate al servizio di pronto soccorso. Ritardando così l’arrivo dell’ambulanza, e speriamo che i due disgraziati non fossero gravi. E siccome per questa faccenda stavo arrivando in ritardo ad una conferenza, ho ricevuto dieci telefonate dall’organizzazione, come se me la stessi prendendo comoda. Arrivata 10 minuti dopo l’orario previsto, ho dovuto giustificarmi di essere tutto sommato civile e di credere ancora nelle priorità. La vita dei miei simili è una di quelle. In questo mondo involgarito quando non impazzito, ho motivo di essere esausta. Ma tutto sommato mi piacciono le cose che mi mettono alla prova, per questo resisterò aggrappandomi all’infinità di cose che mi interessano e mi rendono segretamente felice. Così provo a pensare che domani sarà un giorno senza computer e con il diritto di non rispondere alle telefonate non congruenti. Già qualcosa. Domani sarò sulle mura di Lucca per VerdeMura e mi godrò il bello della primavera, dei fiori, del lavoro fatto in questi mesi. Incontrerò altri che ce la stanno mettendo tutta per resistere e, magari, insieme proveremo a trovare soluzioni per venirne fuori interi da tempi sbagliati nei quali, non si sa come, ci sono però ancora appuntamenti di creatività e di progettualità a cui non voglio mancare. Chi mi legge e mi raggiunge nel tratto di mura tra Piattaforma San Frediano e Baluardo San Martino potrà constatare di persona. Per saperne della decima edizione di VerdeMura a Lucca www.verdemura.it

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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