La vita come su Cima Caldoline

Diciannove giorni senza internet e i salti mortali relativi per non interrompere il flusso delle cose. Impossibile far tacere le imprecazioni che affiorano spontanee nei riguardi delle compagnie telefoniche (due: quella che dovrebbe garantirmi il servizio adsl e a cui pago la bolletta e quella storica che ha in mano le linee telefoniche – vecchissime – della mia valle alpina e non si sogna di aggiornarle). Ed è facile estendere le imprecazioni a questa nazione persa, ipocrita, buffona, che si salva in genere all’ultimo con una soluzione creativa o un gesto di umanità ma non garantisce i servizi, non tutela chi lavora, non riesce a programmare niente a medio e a lungo termine, si disinteressa dei luoghi marginali e di chi li abita, fa ricadere sui cittadini tutte le responsabilità di tutto. Secondo i poveri ragazzi palermitani del call center ero io ad avere il modem fuori uso, anche quello nuovo appena acquistato, come a Roma colpevoli sono i cittadini che accumulano alla rinfusa l’immondizia nelle strade e non le istituzioni che dovrebbero raccoglierla e magari trasformarla in energia elettrica come fanno in Austria, dove viene mandata (a caro prezzo) una parte dei rifiuti romani. Il servizio telefonico come specchio di tutto il resto.
Oggi ho riacquistato dopo diciannove giorni il diritto a consultare wikipedia e la posta elettronica. Posso ricominciare a pensare a piante fiori e giardini di maggio, che non so più se considerare quintessenza della vita o anche loro, come noi utenti telefonici di montagna, marginali rispetto alla realtà che conta. Certo è che sempre più spesso di notte mi sogno su Cima Caldoline nelle Piccole Dolomiti Bresciane e su quel suo strettissimo sentiero ferrato che gira attorno al cocuzzolo e guarda lo strapiombo per mille metri e più. (Per la serie, citando  Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River: Quando ero giovane,/ avevo ali forti e instancabili,/ ma non conoscevo le montagne./Quando fui vecchio,/ conobbi le montagne,/ ma le ali stanche non tennero più dietro alla visione./ Il genio è saggezza e gioventù.). Per chi vuole sapere di che cosa parlo (e della manutenzione che ormai manca anche lì)
www.vieferrate.it/pag-relazioni/lombardia/54-prealpi-bresciane/152-virginio-quarenghi.html

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “La vita come su Cima Caldoline

  1. Carissima, Nel sentire nominare ‘cime caldoline’ non ho potuto che ricordare le numerose gite alManiva che avevano come meta la capanna Tito Sechi da lei menzionata. Grazie perla fotog r afIa. Condivido con lei il ramma r ico per i disservizi delle compa g nie telefoniche e tutto il resto. (Questo mio scritto pie n o di i mperfez i o ni ne è testimone) Purtroppo ho un n u ovo tablet c i n questo difetto, e sono stanca di scrivere e correggere, qu i ndi mi scuso , e lasc i o perdere. Mi sembra che molti fanno leva su questo lasciar perdere, e così ogni ric h iesta viene accompagnata da mille problematiche finché non rinunciamo. Buona serata Fernanda

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