Il terzo millennio ama le violette

pubblicato su MR Characters –  inverno 2000

Il giardiniere subisce le fluttuazioni del gusto, né più né meno di quanto avviene nell’abbigliamento, nel linguaggio, nelle dinamiche sociali sollecitate dai mass media. Qualcuno ricorda gli anni Ottanta del secolo scorso? Furono anni di urbanità sfacciata e godereccia che voleva apparire senza essere. E le piante più ambite del periodo si adeguarono: in cima alla classifica del gradimento vennero a trovarsi specie esotiche tanto stupefacenti quanto difficili da coltivare, orchidee dai nomi impronunciabili, rose stradoppie, tappeti erbosi “all’inglese” così poco rustici, che nei nostri climi mediterranei ingiallivano solo a guardarli.
Nell’arco di due decenni lo scenario è totalmente cambiato. In giardino, come nella quotidianità. I fiori che accompagnano il giro di boa del millennio adottano una sorta di sottotono, quasi si mimetizzano per rivelare la loro grazia, la loro storia colta, solo a chi sa osservare con occhi e sensibilità più vicini alla natura e accetta la realtà per ciò che è. Questa è l’ultima frontiera del giardinaggio internazionale, che sceglie le cosiddette piante ornamentali minori come bandiera di uno stile. Così, per cominciare l’anno in bellezza, viole e soprattutto violette: minuscole, colorate, profumate, insensibili al freddo, sempreverdi, capaci di vivere e fiorire in vaso sui balconi senza soffrirne, benché in giardino, come nei boschi dove crescono spontanee, riescano in pochi anni a formare vasti tappeti nel chiaroscuro tra alberi e siepi. Sono decine di specie non più alte di 15 cm, che incuriosiscono per le strane punteggiature azzurre sui petali bianchi (Viola sororia “Freckles”), per il fogliame porpora-bruno (V. labradorica “Purpurea”), per il profumo soave (Viola odorata “Kaiser Wilhelm II”).
La violetta odorosa o mammola, madre timida di numerose varietà che esaltano il meglio della genitrice, è forse la più interessante di tutte e invita al collezionismo in spazi minimi, come sono sempre più spesso quelli a disposizione: scampoli di bordure, ritagli nelle fioriere del terrazzo, cassette sui davanzali.
Chi non ricorda le illustrazioni vittoriane e Liberty di mazzolini, stretti tra nastri svolazzanti e nodi d’amore, di violette incorniciate in una corona di foglioline a cuore? Qualcosa di simile si sta riaffacciando tra le pieghe di questa civiltà in corsa, che ufficialmente sembra non avere più tempo per simili cose. Dietro al gesto della signora contemporanea, che nei giorni ancora invernali di febbraio scende in giardino per raccoglierne un bouquet, si intuisce una voglia neoromantica di cose genuine, di semplicità. A dare retta al linguaggio dei fiori, anche di amori segreti: è questo il significato dei mazzolini di profumate viole. Così gli amori orticoli si stanno trasferendo da voluttuose rose rosse e da orchidee esclusive verso le stesse varietà di mammole ottocentesche che ornarono il decollété degli abiti da sera delle dame berlinesi, i cappellini Belle Epoque delle ragazze parigine alla moda, le serre di Buckingham Palace frequentate dalla regina Vittoria. Hanno nomi importanti: “Baroness de Rothschild”, con i gambi lunghissimi e i fiori viola carico, molto grandi e odorosi; “Marguerite de Savoie”, con i fiori violetti; “Princess of Wales”, con i fiori dalla forma regolare, intensamente profumati; “Compte de Chambord”, con i fiori bianchi e doppi. Queste e parecchie altre piccole meraviglie, a sorpresa persino rosa e gialle, costituirono in passato motivo di lucrose coltivazioni a livello internazionale. Basti pensare alla famosa violetta di Parma (“Duchessa di Parma” per i giardinieri precisi), coltivata su larga scala nell’Ottocento e commercializzata come fiore reciso color lavanda a centro bianco, magnifico, doppio e come materia prima per la confezione di pasticceria candita e per l’estrazione del più popolare profumo femminile dell’epoca, dolcissimo e caldo.
Se le violette hanno una allure eccessivamente dimessa e la loro precoce fioritura può apparire troppo breve, si può rimanere allineati alla moda del momento coltivando viole del pensiero. Anché la “pansé” sa di Ottocento, ma i suoi mille boccioli si schiudono dai primi tepori di febbraio sino a giugno, spesso anche prima e dopo questo periodo se affidate ad un giardiniere accorto che le pianta già ad ottobre, le concima con costanza e le tiene al riparo dai caldi estivi. Le nuove varietà si allontanano sempre di più da quelle enormi, con l’occhio nero al centro, che le sospirose lettrici di Carolina Invernizio fecero essiccare tra le pagine dei libri come testimoni dei ricordi. Hanno portamento più compatto e fiori più piccoli e numerosi, cioè si avvicinano alla specie spontanea Viola tricolor dalla quale duecento anni fa i floricoltori hanno dato l’avvio a selezioni e ibridazioni sempre più complesse e fruttuose. La miniaturizzazione delle corolle ha giovato non poco: nei giorni di aprile in cui è massima l’esplosione di fiori, formano tappeti uniformi dai colori brillanti, uno splendore unico come filo conduttore delle fioriture stagionali in giardino. Le varietà che stanno ottenendo il maggiore successo sono monocromatiche (bianco di ghiaccio, blu-azzurro carico, arancione, giallo primula e persino, nella varietà irlandese “Molly Sanderson”, nero), oppure hanno i margini dei petali e l’occhio di colori contrastanti inusuali, come la recente, bizzarra varietà “Jolly Joker”, arancione con un’ampia orlatura porpora e l’elegantissima “Silver Princess”, bianco crema con un’esplosione color lampone al centro.
Che sia per interesse antiquario o per sperimentare il meglio delle novità nelle aiuole e nei vasi, il giardiniere d’inizio millennio avrà comunque cura di inseguire il tema delle viole come intimo piacere di comunione allo stesso modo con la natura e la cultura. Sono tutte piante poco esigenti; messe a dimora in terriccio ben concimato, fresco, permeabile e semiombreggiato, non richiedono altro che qualche annaffiatura e un po’ di fertilizzante minerale di tanto in tanto, lasciando il tempo per documentarsi sui cataloghi italiani, inglesi e americani, per leggere i libri sull’argomento e per seguire l’attività della International Violet Association, che non a caso ha sede in Inghilterra.

One thought on “Il terzo millennio ama le violette

  1. Ho trovato casualmente questo articolo e l’ho letto condividendolo. Sto proprio cercando di allargare la collezione delle mie violette che ho da tanti anni e che mi danno molta soddisfazione, soprattutto quest’anno, che con piogge e neve , sono esplose e riemerse anche le bianche.
    Sto cercando un vivaio vicino a Ravenna che ne possieda di varietà antiche.
    Grazie Patrizia

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