Inverewe Gardens

Gardenia 2002

L’ingresso ampio e ordinato, da cui si diparte un viale carrabile asfaltato, è in cima ad una collina. Dapprima è il paesaggio lontano che attrae l’occhio. In fondo alla lunga discesa si intravedono le ultime propaggini del giardino che sfumano in un’insenatura di mare e, come quinta sull’orizzonte, un possente rilievo di roccia grigia levigata dal vento. Solo tornando con lo sguardo in primo piano per osservare le piante coltivate ai due lati del viale, si ha come uno straniamento. A sinistra, dal prato ben rasato emergono a distanze regolari esemplari giovani di alberi che hanno un aspetto familiare, frassini, sorbi, maggiociondoli, adeguati a questo luogo della Scozia che si trova alla stessa latitudine di Stoccolma e del Golfo d’Alaska. Ma a destra convivono nella bordura mista svettanti Cordyline della Nuova Zelanda, un voluminoso cespo di Echium fastuosum delle Isole Canarie, ciuffi glauchi della graminacea mediterranea Helictrotrichon semprevirens che indicano come questo sia un giardino che non teme i rigori del clima, che promette sorprese ad ogni passo e che costringe a continue revisioni di quanto si sa dell’acclimatazione delle piante ornamentali di origine mediterranea e subtropicale.

Osgood Mackenzie aveva vent’anni quando morì suo padre. Nato nel 1842 nel villaggio di Gairloch da una famiglia di possidenti terrieri appassionati di botanica, investì parte dell’eredità nell’acquisto del promontorio di Inverewe affacciato sul Loch Ewe e dell’adiacente proprietà di Kernsary, in tutto poco meno di 5 ettari dove nessuno, se non un visionario scozzese di temperamento, avrebbe potuto immaginare un giardino. Tra le rocce scabre al tempo emergevano solo ciuffi di erica e di Empetrum nigrum, le uniche piante in grado di vivere nello spesso e scuro strato di torba acida disseccata dai venti salmastri. Mackenzie fece rimuovere la torba su due ettari, sostituita da buona terra fertile importata dalla vicina Irlanda e mise in atto un piano che, alla luce di quanto sappiamo oggi della capacità di colonizzazione delle piante pioniere, era una saggia richiesta di armistizio con la natura estrema del luogo. Piantò prima di tutto una cintura protettiva di pini silvestri e larici, contando sul fatto che questi alberi crescono bene alle alte latitudini, accettano i suoli tendenzialmente acidi e gli spruzzi salmastri, proteggono la formazione di un primo strato di vegetazione erbacea e arbustiva nel sottobosco e infine non risentono dei venti forti, che anzi collaborano a deviare. Mentre andava formandosi un ecosistema più confacente alla nascita di un vero e proprio giardino, cintò tutto il terreno per impedire l’accesso agli animali selvatici che avrebbero potuto ostacolare il suo sogno di piante e fiori. Otto anni dopo, nel 1870, una tipica casa scozzese con il suo giardino attorno era pronta da abitare. Rimase sino alla morte, avvenuta nel 1922, la sua abitazione, il luogo dove ritemprarsi in famiglia dopo intense giornate di lavori in giardino, dove progettare modifiche e ampliamenti del capolavoro di cui ormai parlavano gli ambienti botanici internazionali.

Se si lascia il viale di accesso svoltando a sinistra, dopo pochi passi la vista si fa mozzafiato. Il terreno degradante verso l’insenatura nel Loch Ewe è un grande giardino ad anfiteatro chiuso a nord e a sud tra due muri, quello in alto coperto a sua volta alle spalle da una siepe potata, quello basso come divisione dalla battigia parzialmente inerbita del mare, che nel suo andirivieni infinito lascia depositi di alghe e ciottoli arrotondati e si prende bocconi di terra. Il Walled Garden è il primo nucleo di Inverewe Gardens e il suo schema compositivo si è conservato intatto. Dentro parcelle geometriche ben ordinate e tutte ugualmente esposte al sole vengono ancora coltivati fiori, ortaggi e alberi da frutto come aveva sognato giusto 140 anni fa un giovane, caparbio giardiniere scozzese che conosceva bene le piante e il territorio in cui era cresciuto e che per questo sapeva praticabile un’impresa al limite della sfida impossibile. Ogni angolo è sfruttato al massimo: sui muri crescono rampicanti, alla loro base una stretta bordura ben protetta ospita cespugli di piante aromatiche e erbacee perenni. I sentieri di accesso alle parcelle sono circondati da siepine basse potate o da bordure miste, dalle quali emergono pali che reggono corde da nave sulle quali appoggiano festoni di rose sarmentose. Ci sono serre, piccole costruzioni di pietra per ricoverare gli attrezzi, altri muri laterali che dividono in spicchi l’anfiteatro e riparano dal vento invernale le piante più delicate. Nel nord della Scozia specie mediterranee come Asphodeline lutea e il carciofo, sudafricane come Phygelius capensis, centroamericane come Tropaeolum tuberosum non potrebbero vivere, senza la protettiva presenza di questi muri, della barriera boschiva che circonda su tre lati l’allestimento e di un fenomeno di cui godono i benefici influssi le zone costiere della Gran Bretagna: la Corrente del Golfo.

Mackenzie visse da protagonista l’interesse della sua epoca per la botanica. Erano gli anni dei grandi vivai sorti per soddisfare le richieste della nobiltà e della ricca borghesia vittoriana, che avevano visto in coltivazione ai Kew Gardens, e raccontate nei dettagli sui giornali, meraviglie vegetali avventurosamente portate dai cacciatori di piante in Gran Bretagna da ogni angolo del mondo. Valutando che il clima mite e umido e il terreno acido di Inverewe potevano essere confacenti ai rododendri, allargò i confini del giardino, dotò di viali e radure i boschi piantati nei decenni precedenti e cominciò a collezionare specie e varietà del genere Rhododendron, aggiungendo per scommessa un primo nucleo di alberi e arbusti originari di Australia, Tasmania, Nuova Zelanda, Cina, Giappone e Americhe. Nel 1899 l’elenco floristico di Inverewe Gardens era già diventato un eloquente quanto raro esempio di come le piante esotiche delle zone temperato-calde della terra possano convivere pacificamente con quelle delle zone fredde o temperato-fredde. Se alla loro cura è preposto un giardiniere d’eccezione come Osgood Mackenzie.

Proseguendo dal Walled Garden verso la parte opposta della penisola, si attraversa un’estesa area a roccaglia, nella quale piccole piante alpine dividono lo spazio con timi, nasturzi, seneci provenienti da regioni calde del pianeta. Sulla destra si scorge la casa del capo giardiniere tra ali di erbacee perenne di tutti i colori e dimensioni, da sole e da ombra e, superato un bosco di faggi, eucalipti, abeti che sul limite della proprietà sembrano affondare le radici direttamente in mare, i passi si perdono in un dedalo di sentieri. Gli avallamenti del terreno sono diventati stagni per le piante acquatiche, le sommità trasformate in belvedere naturali perché lo sguardo possa vagare incredulo e frastornato e riconoscere la vegetazione arborea, ormai secolare, emergente da quel mare verde che sconfina nel mare blu delle Highlands: betulle e eucalipti dal tronco candido, sequoie e tuie, sorbi e aceri, alberi dei fazzoletti, camelie, querce, agrifogli, magnolie… In mezzo, segnalate da una cartellinatura puntuale, numerose rarità botaniche subtropicali, come l’albero della gomma australiano, che in questo giardino ha la stazione più alta della Gran Bretagna, e un’infinità di specie e varietà del genere Rhododendron. A tarda primavera, il colore dei loro fiori e i profumi che emanano sono un’inebriante immersione nel sogno di Osgood Mackenzie e nella continuità di quel sogno attraverso coloro che ne hanno raccolto l’eredità. Oggi i giardini di Inverewe sono depositari di parecchi generi vegetali, ma soprattutto della collezione nazionale di rododendri, riconosciuta dagli esperti come una delle più importanti del mondo per ricchezza e rarità degli esemplari.

Mairi T. Sawyer aveva tutto della brava figlia, anche perché le erano stati puntualmente trasmessi, come previsto dalla tradizione di famiglia, il gene dominante del giardinaggio e uno spirito visionario. Lavorò al fianco del padre alle nuove piantagioni e curò personalmente la realizzazione su terrazzamenti di un articolato giardino roccioso: nel nord della Scozia nessuno ci aveva mai provato. Nel 1922, alla morte del padre, prese in mano le redini del giardino e non si lasciò scoraggiare dalle difficoltà. Ricostruì con il secondo marito la casa andata a fuoco nel 1914, durante la Seconda Guerra Mondiale aprì il Walled Garden agli abitanti del luogo e con loro coltivò ortaggi che servissero di sostentamento alla popolazione in quel duro periodo. Per nulla sazia di tutti i terreni magri e acidi che aveva collaborato a trasformare con il padre in rigogliose zone del giardino, con la complicità di un domestico di origine americana ne disegnò e piantò una ennesima, che in suo onore volle dedicata alla flora del continente americano. Solo quando sentì venir meno le forze per reggere ancora la responsabilità della sopravvivenza di tutte quelle piante, offrì il giardino al National Trust for Scotland che, alla fine del 1952, accettò la donazione. L’anno dopo Mairi T. Sawyer Mackenzie morì, sapendo di aver lasciato il patromonio in buone mani. Era il primo giardino di cui questa istituzione, che tutela castelli e palazzi storici, si prendeva carico.

Si può andare a Inverewe Gardens attratti dalla bellezza del giardino e dal suo insegnamento, ma anche solo per passeggiare in un vortice di vegetazione multicolore, meditando sugli elementi naturali e sulla forza di un’idea che ne sfida con intelligenza i limiti e li vince. La natura governata da chi la capisce non è mai nemica e ricambia le cure concedendo ciò che all’esperienza sembrava impossibile. Lungo i sentieri, nelle bordure, nei boschi voluti da Mackenzie e affacciati sul ventoso mare del nord, le palme degli ambienti desertici convivono in armonia con le felci arboree delle foreste esotiche e le piccole piante endemiche della Scozia, Fitzroya patagonica con Cardiocrinum yunnanensis, Fatsia japonica con Sanguinaria canadensis, Sorbus cashmeriana con Lysichiton americanum, in un giro del mondo che coinvolge idealmente tutto il regno vegetale.

Informazioni
Inverewe Garden si trova in Scozia, nella regione del Rosshire, Highlands nord occidentali; raggiungibile con la strada A 832, dista un paio di chilometri dalla località di Poolewe e meno di 10 km da Gairloch. Il giardino è visitabile tutti i giorni dell’anno dalle ore 9,30 alle 17,30. Sono possibili visite guidate dal capo giardiniere, Duncan McAlpine, dal 15 aprile al 15 settembre dal lunedì al venerdì, con partenza alle ore 13,30. Per i soci del National Trust for Scotland, che è proprietario del giardino, l’ingresso è gratuito. All’interno si trovano un centro visitatori, un grande shop e un ristorante. Per informazioni telefono dall’Italia 0044-1445-781200.
Inverewe gode di una temperatura eccezionalmente mite rispetto alla latitudine grazie agli influssi della Corrente del Golfo ma, come in tutta la Scozia, le condizioni del tempo possono variare molto rapidamente e pioggia e vento sono frequenti, perciò per la visita conviene prevedere in tutte le stagioni l’ombrello e un abbigliamento confortevole “a strati”.

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