L’orto che sa di natura

Pubblicato su Gardenia aprile 2000

Piccola introduzione ai segreti dell’orto biologico, che chiunque può realizzare.

Sarà per la nostalgia dei buoni sapori che gli ortaggi del supermercato non hanno più. Oppure per certe notizie inquietanti, che turbano il sonno di chi ha letto di una ricerca dell’Unione Europea sui residui di pesticidi e di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli. Sta di fatto che, a forza di sentire parlare di metodi naturali di coltivazione, con l’arrivo della primavera e disponendo di un pezzetto di terra pronto a ricevere i semi di ravanelli e carote, viene voglia di provare a convertire al biologico, insieme alle parcelle dell’orto, anche la mentalità di giardinieri abituati a pensare in termini di lotta contro tutto ciò che ostacola il raggiungimento del massimo successo con il minore sforzo e nel minor tempo possibili. Quasi tutte le nozioni di orticoltura sin qui apprese sono allora da cancellare: niente nitrato di calcio come concime di copertura sulle piantine di lattuga perché diventino in men che non si dica grossi cespi pronti da raccogliere; nessuna di quelle polveri che tengono lontani i grillotalpa dal terreno e i bruchi di farfalla da cavoli e rucola. La ricerca condotta in 15 paesi europei su 41.232 campioni di frutta e verdura prodotti industrialmente è eloquente: in 15.996 campioni sono stati trovati residui, superiori al massimo consentito dalla UE, di uno o più degli 800 prodotti chimici di concimazione e cura delle piante ortive commercializzati nel Vecchio Continente, sospettati di attentare alla salute dei consumatori e dell’ambiente. Fragole e pomodori, i maggiori indiziati (versione contemporanea della mela di Biancaneve?), nell’orto biologico crescono vigorosi e più resistenti alle malattie perché partecipi di un equilibrio naturale e, quando giungono sulla tavola, rallegrano il palato e favoriscono la salute. Ma per riconvertire l’orto bisogna compiere una sorta di cammino a ritroso nella storia orticola, né romantico, né irrazionale, per ritrovare l’origine del rapporto solidale tra uomo e natura.

Se la terra è buona, migliori gli ortaggi

L’agricoltura biologica, spiega in sintesi l’Osservatorio Agroambientale della provincia di Forlì che sta portando avanti insieme alla Del Monte un programma di educazione ambientale e alimentare nelle scuole italiane, è “il metodo di coltivazione delle piante basato sui soli sistemi naturali senza uso di sostanze chimiche. Aspetti fondamentali sono la conservazione della fertilità del suolo e degli organismi presenti nell’ambiente”. Chi lamenta risultati deludenti perché la terra del suo orto è troppo sabbiosa o troppo argillosa, badi non tanto alle caratteristiche chimico-fisiche del terreno, quanto piuttosto alla presenza di humus, cioè di quell’insieme di microflora, microfauna, batteri, alghe, funghi che demoliscono la componente organica del suolo e, durante il processo, producono gli elementi nutritivi indispensabili allo sviluppo delle piante e altre sostanze, per esempio enzimi e vitamine, che influiscono sul miglioramento del suolo stesso. L’humus inoltre consente l’assorbimento da parte delle radici di elementi minerali quali il ferro, l’azoto, il fosforo e parecchi microelementi, stabilizza il pH, modifica positivamente la struttura, la coesione e l’ossigenazione delle particelle di terra: i presupposti insomma per ottenere buoni raccolti di ortaggi.

Due teorie adattate all’orto di casa

Nella storia del nostro pianeta, la vegetazione ha potuto instaurarsi ed evolversi proprio grazie alle sostanze organiche depositate dalla natura sulla superficie del suolo, trasformate dai microrganismi e veicolate verso il basso dalle piogge e dagli organismi terricoli. È la “teoria degli apporti”, che insegna ad aggiungere sostanza organica ogni anno ai coltivi per ricostituire una riserva di fertilità. Copiando dalla natura, per rifinire la preparazione delle parcelle dell’orto biologico in primavera andrà steso con il rastrello di ferro uno strato uniforme di compost maturo alto 1 cm, da mescolare alla terra in superficie, mai oltre 5-6 cm di profondità. Lo stesso trattamento sarà eseguito in autunno, anche con materiale prelevato dal compostatore quando non è ancora completamente maturo, ma evitando il contatto con le lattughe, le carote, le cipolle e tutte le piante della famiglia delle leguminose destinate alla tavola (fagioli, fagiolini, piselli, fave). Un’altra teoria, messa a punto dell’Ottocento dal tedesco Justus von Liebig, viene chiamata “dell’asporto”. Insegna che, oltre alla componente organica, allo sviluppo degli ortaggi è necessaria una componente minerale e che, per non impoverire il terreno, ogni anno si devono reintegrare gli elementi minerali assorbiti dalle radici delle piante, in particolare azoto (N), fosforo (P) e potassio (K). Nell’orto biologico, anziché i concimi di origine chimica, sono di casa prodotti naturali quali rocce finemente frantumate (litotamnio, bentonite, leonardite, leucite, fosforite, sali di solfato di potassio magnesiaco), resti della combustione della legna (la cenere è ricca di potassio), di sottoprodotti della macellazione (cornunghia, farina di carne e ossa) o della lavorazione industriale di piante (melassa di barbabietola, pannelli di ricino). A questi, vanno aggiunti i macerati di piante quali l’ortica e l’equiseto, che però agiscono a livello fogliare e non radicale e dunque trovano impiego solo a colture avviate, quando l’orto è già in produzione.

Insieme e mai nella stessa parcella

Se è vero che la monocoltura è innaturale, l’orto biologico adotta il criterio della diversificazione della vegetazione come si osserva nell’ambiente spontaneo. Le piante cresceranno allora in consociazione, per favorire il reciproco aiuto tra gli ortaggi e tra ortaggi e fiori, ad esempio sfruttando la capacità delle radici delle leguminose di fissare nel terreno l’azoto, sostanza utile allo sviluppo di zucchini e insalate, oppure piantando i tagete vicino al prezzemolo come protezione contro i nematodi e le limacce o ancora unendo pomodori (ortaggi a ciclo lungo) alle insalate (a ciclo breve), con il vantaggio di ottimizzare lo spazio e aumentare la produttività delle parcelle. L’orto in sintonia con la natura considera inoltre la rotazione delle colture per impedire la riduzione della fertilità del terreno a causa dell’eccessivo assorbimento solo di alcuni principi nutritivi e anche per limitare gli attacchi parassitari. Un progetto razionale prevede la divisione dell’appezzamento in quattro quadranti, in ognuno dei quali si avvicendano nell’arco di tre anni piante forti consumatrici di nutrimento (cavoli, porri, zucchine, mais, cetrioli, zucche), medie consumatrici (carote, cipolle, insalate, spinaci) e deboli consumatrici (leguminose ed erbe aromatiche). Il quarto anno il quadrante rimane improduttivo e in esso verrà praticata la concimazione verde o sovescio. Consiste nella semina di particolari miscugli di piante che, interrate al momento della fioritura, restituiscono al suolo la componente organica sottratta dalle colture nei tre anni precedenti, apportano anidride fosforica e ossido di potassio e impediscono la dispersione, con le annaffiature e le piogge, dell’azoto. Più semplicemente, nel quadrante a riposo potranno essere seminati degli spinaci o la valerianella e, quando saranno ben sviluppati, anche se a malincuore saranno sotterrati invece che finire in pentola. La cura nella preparazione del terreno e la razionale programmazione delle colture nelle parcelle sono il presupposto per far crescere ortaggi rigogliosi e poco soggetti a malattie. Il passo successivo è la semina, preferibilmente con semi provenienti da colture biologiche perché tutto il ciclo avvenga in sintonia con la natura. Con un occhio al calendario, nella luna crescente di aprile verranno seminati prezzemolo, ravanelli, bietole, carote, erbe aromatiche, fagioli, pomodori e zucchini. Durante le fasi di luna calante sarà la volta delle lattughe, dei porri, dei sedani, dei cavoli estivi e delle cipolle per l’inverno, di cui verrà interrato il bulbo.

(approfondimenti)

Il litotamnio, concime minerale naturale. Questa polvere finissima, di colore grigio-bruno, è ottenuta dalla macinazione di alghe coralline mineralizzate presenti sulle coste atlantiche francesi. È un ottimo concime per l’orto e il frutteto, in particolare nei terreni acidi e poveri di humus. Ricco di calcio, magnesio ed oligoelementi, può essere somministrato anche come concime fogliare con funzione nutritiva e antiparassitaria. Nell’agricoltura biologica prende il nome di NAB: 40% di litotamnio, 30% di zolfo ventilato e 30% di bentonite, un altro minerale sedimentario ricco di magnesio, sodio e ferro che aumenta la capacità del terreno di trattenere l’acqua. In Italia questi prodotti naturali sono in vendita solo in confezioni da 10 o 50 kg e sono difficili da reperire nei garden center. Quelli della tedesca Neudorff (il più completo catalogo europeo di prodotti biologici per orto e giardino) vengono importati e si trovano in vendita nei migliori garden center.

Per correggere il terreno naturalmente. Se è acido (pH tra 3,5 e 5,5): aggiungere calce agricola, litotamnio, lapillo vulcanico o cenere. Se è calcareo (pH tra 7,5 e 8,5): interrare paglia o foglie compostate (ad esempio di faggio o carpino), annaffiare con zolfo bagnabile molto diluito in acqua e praticare il sovescio (coltivazione di piante quali lupino, veccia, facelia, trifoglio da interrare prima della fioritura).

Un attrezzo per rispettare il terreno. Ha forma di mezzaluna, è di rame ed è polifunzionale: sostituisce la comune zappa per preparare le parcelle e i solchi di semina, il sarchiatore per rimuovere le erbacce, il falcetto. La particolare conformazione evita tra l’altro la lavorazione profonda del terreno, che interferisce con l’attività dei batteri, in ultima analisi con la formazione di humus. Il modello più facilmente reperibile nei garden è prodotto da Wolf e può essere agganciato ad un manico con attacco rapido a baionetta utilizzabile per numerosi altri attrezzi da orto e da giardino.

Consociazioni di primavera. Carote: seminarle a file intervallate con bulbi di cipolla o scalogno o con piantine di porro. Lattughe da taglio o da cespo: seminarle o trapiantarle con i ravanelli, la rucola, il crescione e i cavoli estivi. Pomodori: trapiantare le piantine in mezzo agli spinaci o alle cicorie da taglio Erbe aromatiche: seminare l’aneto con i cetrioli e il prezzemolo con i pomodori, interrare le patate da semina con le radici di rafano, piantare la santoreggia tra le file di fagiolini, l’erba cipollina tra le fragole.

5 thoughts on “L’orto che sa di natura

    1. @giancarlo
      Buon compleanno, spero che sia foriero di tante nuove scoperte. Visto che hai cercato nel mio blog qualcosa sull’argomento dell’orto: lo sai che la settimana dopo Pasqua, il 10 e 11 aprile, ci sarà a Camaiore una manifestazione completamente dedicata al tema dell’orto? SI chiama “E’ la via dell’orto”, io ci sarò. Ancora auguri…

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  1. Gentile Mimma, mi daresti qualche informazione in più sull’attrezzo di cui parli a forma di mezzaluna. Sul libro “L’orto biodinamico” di Heynitz/Merckens pubblicato dall’Editrice Antroposofica si parla di un “grufolatore SZ” che sembra corrispondere alla tua descrizione e che viene usato per smuovere il terreno in una sorta di leggerissima aratura che non altera la struttura del terreno se non superficialmente.
    Sul sito della WolfGarten mostrano un attrezzo “Aeratore multi-star® Bi-M” che gli somiglia e che forse è quello che intendevi tu. In entrambi i casi l’attrezzo non è di rame, un metallo che non ho mai visto usato per attrezzi adatti a lavorare il terreno. Ti ringrazio fin da ora per la risposta che vorrai darmi.
    Luca Tempella

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  2. cara mimma,
    non ho un orto ma in compenso ho dei grandi terrazzi nei quali oltre a coltivare fiori mi diletto anche con pomodori, peperoni ed erbe aromatiche. Abito a Torino e sarei interessata a comprare il litotamnio ma non so a chi rivolgermi, sapresti mica indicarmi un rivenditore in Torino?
    Grazie per i tuoi interessanti consigli Fede

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