Libereso Guglielmi

Nato nel 1925 a Bordighera, Libereso Guglielmi è stato  allievo prediletto dei botanici Mario e Eva Calvino, genitori dello scrittore Italo Calvino che a lui si è ispirato per “Il barone rampante”. Spirito libero e avventuroso, ha diretto grandi giardini in Italia e in Inghilterra. È impegnato a trasmettere il suo sapere di piante e natura ai ragazzi.

Un affabulatore nato. Se gli fai una telefonata di servizio per una piccola cosa, che richiede dieci secondi per la risposta, lui ti tiene al telefono due ore perché ha sempre qualcosa da dirti, anche se non ti conosce. Ti parla dei semi di calendula che sembrano insetti e dei fiori che ha incontrato sui sentieri delle montagne indiane attraversati con la figlia, in quel viaggio che lo ha portato sino al Dalai Lama e gli ha fatto incontrare tanta gente come lui: libera nello spirito, in simbiosi con la natura, sprezzante dei falsi valori del vile “dio denaro” e delle apparenze.
Libereso Guglielmi da Bordighera è approdato a Sanremo da ragazzo in tempo per studiare e vivere un’esperienza straordinaria accanto ai botanici Calvino e al loro figlio Italo, più giovane di lui di due anni, che lo avrebbe preso a modello per alcuni racconti e per “Il barone rampante”. A Sanremo ci è tornato dopo aver girato il mondo per curiosità, aver lavorato in Inghilterra come capo giardiniere per dodici anni, aver impiantato coltivazioni di orchidee nel Cilento e aver fatto il “giardiniere bancario” nel grande parco di una banca in Brianza. Ora si gode la pensione a modo suo, con lo stesso stile con cui è vissuto sin da bambino e si prende la rivincita sui borghesi fascisti liguri che definivano i figli di trotzkisti come lui “piccoli animaletti non pericolosi”. Alla sua età trascorre molto del suo tempo nelle scuole di tutta Italia per raccontare ai ragazzi come si fa a trovare nella natura risorse di creativà, libertà e tolleranza. Insegna con le parole e con il disegno che il giardinaggio è prima di tutto osservazione e ricerca di bellezza. Mentre ti parla a ruota libera, infarcisce il discorso di frasi da breviario di meditazione, del tipo “I sensi devono essere fini, se si vuol sopravvivere”, “La città distrugge la natura e i nostri sentimenti per la natura” e “Se non scendiamo verso i bambini e non saliamo con loro, che guaio!”. Al termine di ogni aneddoto legato alla personale esperienza di vita trova sempre una sintesi morale. Parla delle civiltà incontrate in quel viaggio in India e sentenzia: “Se il loro è il terzo mondo, il nostro è il decimo”; ti convince di quante belle cose si possono fare in una giornata, sfruttando anche un po’ della notte e finisce:” Io sono un ladro di ore: vado a dormire alle 2 e dormo lo stretto necessario”; non ne vuol sapere di pettegolezzi con un saggio “basta prendere ciò che di buono c’è negli altri”.
Scuote la criniera candida per essere stato definito “junglista”, ti racconta che nel suo giardino crescono banani e avocado e che ha lasciato fare alla tunbergia come in natura, e lei si è impossessata del kaki, mentre la passiflora ha preferito appoggiarsi al cancello, però docile si lascia “aprire” insieme al suo supporto. Ama la jungla perché il giardino all’italiana con le siepi potate è contrario al suo concetto di giardino. Ce l’ha a morte, ma senza astio, con chi ha trasformato Sanremo nella “capitale delle palme” e ha dato ordine di segare una grande Acacia farnesiana mentre era in piena fioritura. Poi chiama in causa la moglie inglese del Suffolk, i suoi due figli, il nipotino di 14 mesi, i suoi libri antichi, l’aprile dello scorso anno in un cottage dell’Essex, i rapporti che tiene ancora con i giardinieri di Middleton House, che ha diretto quando conosceva più il latino botanico dell’inglese. Ride, Libereso, perché adesso tutti sanno chi sono i Parker Bowles per via di Camilla fidanzata del principe Carlo, e lui nelle stanze della loro villa ha visto nascere il suo primo figlio. Non sarebbe stato meno felice altrove, ma l’Inghilterra, dove “l’erba in giardino se la taglia da solo anche il ministro”, a detta di questo vecchio ragazzo, ha ancora tanto da insegnarci di civiltà e giardini.

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