Parchi letterari: il bel giardino del mondo

MR CHaracters – Anno 1998

La cultura sta diventando trasversale: sarà questa la tendenza per il terzo millennio? La musica, la poesia, la scultura, l’architettura si intersecano, attraversano le scienze per esprimersi, si appropriano delle prodigiose innovazioni della tecnica per cercare linguaggi contemporanei all’insegna della interdisciplinarità e della globalità.
Nel gioco di rimandi e concatenazioni che si sta facendo infinito, viene chiamata in causa anche la natura e, tra i suoi regni, più di ogni altro quello del verde. È quanto sta succedendo ad esempio alle arti plastiche, che escono dal chiuso della loro specificità per interagire con il paesaggio (arte ambientale) e all’architettura, che si serve delle piante in varie forme per migliorare i luoghi abitati dall’uomo (bioarchitettura).
Se negli anni ‘70 del secolo ormai concluso divennero di attualità i parchi naturali (in Italia ormai un migliaio) creati, sulla spinta delle allora emergenti tematiche ecologiche, per favorire la conoscenza e la conservazione del territorio, ora tutta l’attenzione è rivolta ai parchi letterari. È la volontà di trovare un filo che riunisca natura e cultura, ovvero paesaggio e scrittura d’arte e valorizzi entrambi nel superamento di antiche antinomie. Un modo efficace di praticare la trasversalità della nostra epoca.
Da qualche anno si può viaggiare nel verde di tutta Europa inseguendo il filo di un interesse umanistico-scientifico-estetico. Per incominciare, si può far tappa in Germania, a Weimar, e lasciarsi commuovere dal parco sul fiume Ilm, ristrutturato dopo la riunificazione delle due Germanie, in cui è immersa la piccola casa  dove Goethe visse i primi anni da consigliere di stato di Carlo Augusto. Più del giardino annesso al ricco palazzo sulla Frauenplan che gli fu donato dal duca nel 1794, è il verde romantico, esteso e un po’ selvaggio attorno a quella prima abitazione a raccontare l’autore del “Faust” e del “Canto notturno del viandante”. Pur oberato da impegni politici e culturali ufficiali, lo scrittore dal genio multiforme trovò risorse interiori e tempo sufficienti per sondare la natura del luogo e riportare nello scarno involucro di quella casetta le idee, che lo hanno reso immortale, del “bel giardino del mondo”, tra poesia, botanica e filosofia.
Le signore incuriosite dall’argomento facciano partire l’itinerario dall’Inghilterra e, se non sono del tutto convinte del rapporto solidale tra territorio e letteratura, avranno di che ricredersi. Nel Kent, presso Cranbrook, ritroveranno le squisite atmosfere umanistiche dei primi decenni del Novecento visitando le stanze e i dieci giardini comunicanti di Sissinghurst Castle. Salita la ripida scaletta della torre cinquecentesca, entraranno nell’intimità dello studio della scrittrice Vita Sackville-West, con i ritratti incorniciati delle sorelle Brontë e dell’amica Virginia Woolf in bella mostra sulla sua scrivania. Da lassù, dalla cima della torre, lo sguardo domina su uno dei più articolati, intensi giardini della storia, un miracolo di sensibilità e intuito femminile messi al servizio delle piante ornamentali per dipingere un quadro eterno nel dolce paesaggio inglese. In quella sobria stanza di lavoro Vita scrisse il romanzo psicologico “Ogni passione spenta” (1932) ma anche il poema “Il giardino” (1946) e la sua seguitissima rubrica settimanale di giardiniera-letterata per il quotidiano Observer. Con ogni probabilità, là continuò ad usare la penna per progettare il suo giardino: un altro modo di praticare la scrittura e di materializzare la creatività artistica. Se ci si lascia coinvolgere dal genius loci, ad inizio estate sembrerà ancora di coglierla mentre osserva la scena di tutto quel verde trionfante ai suoi piedi e scrive: “Ubriaca di rose, mi guardo intorno chiedendomi quali raccomandare…” e “Come sono rare e come sono preziose queste serate di giugno, quando per una volta tanto ci è concessa la profonda, calda, obliqua luce del sole. Dovrebbero essere accompagnate da lucciole, tumultuose faville dell’aria, ma in quest’isola dobbiamo accontentarci invece di fiori ancorati a loro stessi”. Il suo modo di accontentarsi fu speciale e oggi il giardino, divenuta frequentatissima proprietà del National Trust, narra di intuizioni ancora incredibilmente attuali, come succede per le opere dei grandi scrittori. Vita “colorata come un pappagallino” (così Virginia Woolf la definì nel suo diario) vive negli infiniti toni del giardino bianco, nei porpora e lilla dei fiori che animano la corte chiusa tra i muri di mattoni a vista, nelle poetiche rose del giardino a loro dedicato, nella solarità esuberante dei rossi, gialli e arancio che si rincorrono nel cottage garden apparentemente alla rinfusa, in realtà rispettando grammatica e sintassi delle piante e dei colori, negli oggetti di antiquariato deposti ad arte tra le piante, che Vita scelse con il marito Harold Nicolson, diplomatico e scrittore a sua volta.
Più recente e meno sofisticata, ma non per questo specchio meno motivato di una realtà artistica, la proposta di parchi letterari lanciata In Italia dal nipote dello scrittore Ippolito Nievo, Stanislao, che sta ultimando un’opera in quattro volumi comprendente autori della letteratura italiana di tutti i tempi e i luoghi che a loro sono serviti d’ispirazione. Il progetto di creare cento parchi letterari, uno per provincia, ha trovato subito ampia risposta nelle istituzioni: per 20 di essi, il Censis ha elaborato lo studio di fattibilità e dal canto suo l’Unione Europea si è impegnata a finanziare in parte la realizzazione di altri 17. Ma alla sensibilità del viaggiatore colto non è sfuggito che lungo la penisola sono già pronti inediti itinerari culturali-naturalistici dedicati a Grazia Deledda, Corrado Alvaro, Giosuè Carducci, Giacomo Leopardi, Gabriele d’Annunzio, Eugenio Montale, Cesare Pavese, Ippolito Nievo. Quasi in ogni caso, invece di giardini conclusi come nel resto d’Europa, sono interi territori che hanno deciso di fare affiorare lo spirito dei grandi interpreti delle nostre lettere quasi che, nell’affrontare le incognite di un nuovo millennio, si temesse diversamente di non riuscire a traghettare la vitalità delle arti italiane da un periodo e l’altro della storia. E’ stato scritto che con questi parchi si vuole “candidare la letteratura, la storia naturale e antropica dei luoghi, le espressioni artistiche locali, la cultura nelle sue varie branche come chiavi indispensabili per rileggere il rapporto tra sviluppo economico e conservazione del patrimonio naturale/culturale, tra presenza umana sempre più invadente e bisogno di visuali esteticamente soddisfacenti.” Da questa prospettiva, il paesaggio del Vesuvio diventerà presto non solo una gioia per gli occhi, ma il santuario dell’ispirazione letteraria di grandi autori, da Plinio il Giovane a Emily Dickinson, passando per Goethe, Giacomo Leopardi e William Hamilton.

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