Una foto una storia (dal 22 aprile 2010)

La foto della testata del blog dal 22 aprile 2010

Trent’anni, e corpo e anima nei giardini (cominciando da Chaumont)
Spero non abbiate fretta, perché quella che voglio raccontarvi è una storia che mi intriga molto e che richiede un po’ di tempo per essere raccontata. È la storia di ragazzi che cercano un futuro con le piante e lo fanno con intraprendenza, non accontentandosi del poco che offre l’Italia, ma fiutando nell’aria ciò che propone l’Europa riguardo il paesaggismo e il rapporto tra architettura e verde. Mettendosi in gioco senza provincialismi e paure, uscendo per andare incontro ad una maturità difficilmente perseguibile qui ma, a me pare di capire, con l’intenzione di rimanere italiani a tutti gli effetti, ovunque li porti la loro attività. Di questi ragazzi ne conosco uno che si chiama Stefano Marinaz. È un agronomo triestino migrato cinque anni fa in Olanda per approfondire gli studi di impatto ambientale, floricultura e ecologia del paesaggio, quindi a Londra, dove ha lavorato ai Kew Gardens e studiato all’Universita’ di Greenwich. Stefano è nato nel 1981, ha dunque meno di trent’anni. Conseguito il master in Landscape Architecture, ha deciso di proseguire la formazione professionale fermandosi ancora a Londra, dove da tre anni collabora con grandi studi di archistar. Non sto a dirvi di quante meraviglie (dal punto di vista dell’esperienza e delle problematiche) si è già occupato: dal parco pensile per una delle nuove stazioni Crossrail progettata dallo studio di Norman Foster nel cuore finanziario di Canary Wharf alla progettazione esterna di un complesso residenziale e commerciale ad Astana, capitale del Kazakhstan, passando per la progettazione esterna del complesso residenziale Bankside a Londra dello studio di Richard Rogers, sino alla progettazione dello zoo di Regent’s Park. Stefano ha studiato all’università di Greenwich come la veneziana Francesca Vacirca, che ha due anni in più e una diversa formazione. Si laurea a Padova in Lingue e Letterature Straniere con una tesi preparata a Londra, dove decide di iscriversi alla laurea in Architettura del paesaggio per seguire la passione per le piante e per il paesaggio e intanto fa esperienze lavorative in studi specializzati londinesi. Alimentando il curriculum con la collaborazione al progetto vincitore della medaglia d’oro all’edizione del 2007 del Chelsea Flower Show e al masterplan per la riqualificazione del lungofiume della città di Rochester. Mentre frequenta il master in Architettura del paesaggio, e poi conclude gli studi con la lode con un progetto di riqualificazione della zona dei docklands a Londra, collabora con uno studio specializzato nella progettazione di giardini didattici per le scuole e di giardini terapeutici per ospedali e poi passa allo studio di Dan Pearson. Ovvero: non uno qualsiasi dei pur numerosi paesaggisti inglesi di valore. In questa storia c’è un terzo master a Greenwich, ed è quello di Daniela Tonegatti, “amica grande” dei due trentenni: ha lavorato in giro per il mondo come geologa per vent’anni prima di approdare al verde. Dice la sua biografia: “Ora lavora in Italia in progetti di design urbano, parchi e giardini pubblici e privati, creando spazi contemporanei che integrano il mondo naturale con l’ambiente urbano”.
Stefano, Francesca e Daniela, uniti da quel master inglese, decidono qualche mese fa di partecipare al concorso per il festival dei giardini di Chaumont, quest’anno sul tema “Giardini corpi e anima”. Partecipano e vincono il diritto di realizzare il loro giardino, che si chiama ‘Hortithérapie sensorielle’. La scheda, che sarà leggibile dai visitatori nel parco del castello di Chaumont a partire dal 29 aprile sino al 17 ottobre prossimo (www.domaine-chaumont.fr) racconta: è un viaggio attraverso una serie di giardini curativi in cui le piante trasmettono armonia e benessere nel corpo e nello spirito dei visitatori. La scultura di una donna prona al centro del giardino richiama l’idea di rilassamento a contatto con le piante. Una barriera permeabile ondulata di canne di bambù divide il giardino e fa intravedere le varie stanze che lo compongono. Ogni stanza è progettata per fornire un’esperienza dei sensi inebrante. Le piante aromatiche del giardino sauna rilasciano le loro fragranze quando il passaggio dei visitatori attiva il nebulizzatore: il vapore li fa immergere in un bagno di profumi e trasmette una sensazione di benessere fisico e interiore. Nella stanza successiva lettini di camomilla richiamano la pratica medievale di sedersi o distendersi su sedili di camomilla per rilassare i sensi. Nell’orto giardino i visitatori possono vedere quante piante vengono usate a scopo culinario e come sia possibile creare un  orto biodinamico. Piante aromatiche e ornamentali sono messe a dimora fra gli ortaggi per attrarre insetti impollinatori e per tenere lontani quelli predatori.
Nel giardino dei massaggi i visitatori camminano tra filari di piante profumate e dalle infiorescenze morbide: le piante massaggiano le gambe e stimolano la vista, il tatto e l’olfatto. Nell’ultima stanza, il giardino dei profumi, i visitatori possono vedere che oli ed elisir sono stati estratti per secoli dalle piante medicinali: una serie di boccette colorate, munite di cartellino e contenenti oli essenziali, sono disposte in mezzo alle piante da cui sono stati estratti gli oli stessi. I visitatori hanno la possibilità di strofinare le foglie e le infiorescenze profumate delle piante per annusare la loro essenza.” E infine la motivazione delle scelte: “Il viaggio attraverso il giardino Hortithérapie sensorielle sensibilizza i visitatori sulle proprietà terapeutiche delle piante mentre la bellezza e tranquillità del giardino servono a sottolineare l’importanza che le piante hanno nel curare il nostro corpo e lo spirito.”

Orto sospeso per Ortinparco 2010 a Levico (Tn). Il progetto di Stefano Marinaz e Matteo Danelon vuole far riflettere sulla perdita di terreno adibito alla coltivazione a causa dell’inquinamento, e allo stesso tempo vuol essere una proposta provocatoria per attirare l’attenzione su una tematica così attuale. Il titolo del progetto non esprime solo l’idea di un orto fluttuante nell’aria ma anche l’idea di un orto che ha il destino in sospeso, incerto. Il progetto è costituito da palloni che emergono da terra e da altri, riempiti d’elio e sospesi in aria, che sollevano delle cassette riempite di ortaggi, sostituite a terra da rifiuti. Al pubblico viene data la possibilità di interagire con i palloni tirandoli verso il basso; questo elemento di gioco è anche un simbolo di speranza in sintonia con il messaggio che sta alla base del progetto: così come con la propria forza grandi e piccoli possono riportare questi ortaggi a terra, ognuno di noi può fare qualcosa per salvaguardare e proteggere l’ambiente, riappropriandosi della nostra preziosa terra.

Devo aggiungere due cose. La prima è che accanto a questa storia ce n’è un’altra che sta giungendo a compimento proprio in queste ore. Stefano Marinaz ha trovato un complice coetaneo qui in Italia, il veneziano Matteo Danelon, laurea con lode in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e il Territorio a Udine, un master di progettazione del paesaggio a Torino e uno studio professionale di prossima apertura con altri giovani di discipline uguali o complementari alla sua. Insieme partecipano al concorso per realizzare un orto a Ortinparco di Levico Terme (Tn) e l’hanno vinto. L’idea è bella, la presentazione grafica anche, e io andrò a vedere che cosa hanno combinato se non il giorno dell’inaugurazione, questo sabato, sicuramente uno dei giorni successivi.
L’altra cosa è che conoscere storie di giovani come questi è rassicurante. Oddio, sarà un segno di vecchiaia incipiente, mettela come vi pare. Ma mi piace all’inverosimile sapere che qualcuno costruisce il futuro in questo modo e, con gli strumenti che si è dato e continua a darsi, mi fa dimenticare ciò che ho sotto gli occhi ogni giorno: i provincialismi, le camarille, il degrado urbano, lo spregio del verde, il precariato, la scuola italiana definitivamente distrutta. Loro, trentenni di talento e volontà, regalano un po’ di credibilità e una ventata di ottimismo di primavera alla voce Jardins corps et ame. Per questo per un po’ metto uno dei disegni del progetto per Chaumont come testata del blog. Se poi volete raggiungere Stefano e gli altri, cliccate sul sito www.riflessidipaesaggio.com, e mandate una mail all’indirizzo info@riflessidipaesaggio.com.

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Pubblicato da

Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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