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La foto della testa del blog dall’11 luglio
Chi spenna le piante?
Da qualche giorno ogni momento libero se ne va a riportare ordine nel caos lasciato dalla grandine. Non è finita: se le susine sono state date per perse subito, tanti erano i segni che avevano sulla buccia, meno chiaro è se le mie belle insalate quasi pronte da raccogliere se la caveranno: il cuore non sembra sia stato colpito, dunque si può sperare che le foglie giovani riprendano a fare la fotosintesi con qualche giorno di luce e di tepore (non ho detto caldo: quello chissà quando e se arriverà). E insomma, andando qui a tagliare quasi a zero una erbacea perenne maciullata, là raddrizzando un ramo spezzato di ortensia, e via lavorando, mi sono ricordata di un cartello fotografato a Tindari, sul lato tirrenico della Sicilia, due o tre anni fa. Avevo riso del divieto appeso ad una finestra: “Vietato spennare le piante”. Stasera, con il cielo che ancora medita temporale, uso quel cartello come amuleto. Sperando di poter integrare la dotazione di piante del mio giardino “spennando” qualche arbusto tra unvietato-spennare-le-piante paio di settimane, ammesso che, con questo clima, i rami lignifichino. In ogni caso mi piace il cartello più grande che sovrasta quello del divieto. Mi piace perché, invece di bacchettare la gente con i “Vietato questo” e “Vietato quello” (che poi è quasi tutto, quasi sempre, quasi in ogni ambito della nostra vita di cittadini), quel cartello ha un significato didattico e di orgoglio di appartenenza: “se tu ci aiuti, con il contributo di tutti noi, il luogo in cui viviamo sarà più pulito e fiorito”.

 

Quest’estate niente pomodori

grandine-nell-ortograndine-sulle-patategrandine-nell'ortoVerso sera io e mio marito siamo andati a fare commissioni giù in città e là ci siamo fermati più del previsto per un terrificante temporale. “Siamo in regime monsonico – dico io osservando il cielo verso nord, verso casa insomma – e speriamo che non succeda niente di peggio che ennesima acqua”. La strada del ritorno era tappezzata di foglie triturate, susine e mele rotolate giù da chissà dove. Tornati poco prima di cena abbiamo trovato la distruzione. Grandine grossa come biglie, venuta giù con violenza, a giudicare da quel che ha lasciato e dalla compatezza dello strato accumulato negli angoli. Otto varietà di patate rimaste senza una foglia (stavano appena sfiorendo, quelle tardive erano in boccio), i pomodori per terra, le lattughe, i sedani, le bietole, le zucche spariti, frullati, il prato dietro casa ridotto a poltiglia, come le ortensie ‘Annabelle’. Miracolosamente i miei vasi di sassifraghe, hosta, primule, viole e annuali contro il muro a nord non hanno avuto neppure una fogliolina sacrificata al dio della distruzione. La grandine è venuta da sud e sin dove il corpo di fabbrica della casa ha fatto da barriera, non è successo proprio niente. Ma per un bel po’ il mio orto, mai stato così ordinato e produttivo come sino a stamattina, non darà niente, e le straordinarie aspettative di frutta, come non era grndine-del-7-lugliolecito sperare da anni, sono state azzerate in pochi minuti. Seminerò fagioli e insalate e li farò bastare. A fine mese, come tradizione, seminerò gli ortaggi per l’inverno, cercando di dimenticare gli incidenti metereologici e il loro potere di demotivare al giardinaggio. Non più tardi di ieri, ho passato l’intero pomeriggio domenicale a potare e sostenere arbusti e erbacee perenni provati da tre settimane di pioggia e cielo nero. Stasera non ho avuto il coraggio di andare a vedere. Lo farò domani, munita di pompa e poltiglia bordolese per disinfettare ovunque e impedire che il danno di oggi diventi il danno di tutto un anno.

My Favorite things

fico-sotto-la-pioggiaQuesto tempaccio ad oltranza mi impedisce di fare progetti all’aperto. E mentre al sud si sono già scaldati le ossa da settimane, se non da mesi, e nel Bolognese il maestro giardiniere Carlo Pagani si dichiara disperato per la necessità di irrigare di continuo causa i 30 °C pressoché costanti, in questo angolo alpino ancora vado in giro con il pullover di lana e osservo sgomenta la vegetazione che si allunga e si stira in cerca di luce e implora un po’ di asciutto. Per le mie piante l’eziolamento è come per me i reumatismi, ma con effetti opposti. Mentre io sto qui  rattrappita, loro allungano gli internodi, perdono il portamento, cadono di qui e di là. Aceri, susini, ortensie, patate, cicorie, meli, forsizie, ma anche erbacee perenni come Campanula lactiflora, i penstemon, persino un’amante del fresco e della mezz’ombra come Lysimachia punctata ‘Alexander’  pompano acqua, soffrono i pochi lumen e diventano flaccidi. Un monumentale cespo di Persicaria polymorpha, che si era coperto di fiori candidi durante il periodo soleggiato e asciutto di fine maggio e, bello compatto, misurava 1,80 m di altezza, adesso ha 30 o 40 cm in più e, non essendo abbastanza lignificati, gli steli cadono rovinosamente. Ma non posso andare fuori a tagliarli: sta diluviando.
Sicché me ne sto davanti al computer con la luce accesa, spiando di tanto in tanto che cosa succede appena fuori dalla porta. Dove sono in piena fioritura le hosta e stanno finendo di fiorire le sassifraghe. E usando un po’ di musica che mi piace per scaldare l’atmosfera, ho pensato di intitolare questo post con il titolo di un pezzo che io adoro suonato da John Coltrane, My Favorite things.
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E allora, le mie cose preferite di oggi sono queste. L’hosta a orecchie di topo blu (Hosta ‘Blue Mouse Ears’), piccola meraviglia incurante del tempo grigio e umido (o forse persino contenta) in un vaso del 18, con le sue foglioline glauche, solide e coriacee e i suoi fiori violetti, per ogni rosetta di foglie uno stelo di una dozzina di fiori che si aprono in successione, lentamente per settimane.
E poi di oggi mi piace papà codirosso (Phoenicurus phoenicurus) che si sgola, così tutto il giorno, per mandarmi via dalla porta di casa, da dove mi affaccio sul giardino. Arrivato tardi dalle terre mediorientali o africane dove sverna, o forse alla seconda covata della stagione in un nuovo nido in un foro della facciata di casa mia, va su è giù con insetti, vermi e lumache in bocca. Ogni tanto compare la sua signora dalla livrea meno colorata, prende una boccata d’aria, afferra al volo un malcapitato insetto e se ne torna dentro. Stamattina, mentre mister codirosso fischiava per dirmi sciò, sciò, vattene via, sono entrata a prendere la macchina fotografica e da dentro casa gli ho scattato un clic mentre si trovava, sempre urlandomi perentorio sciò sciò che tengo una famiglia affamata, sul susino carico di frutta.
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Questo è un giorno di luglio a ridosso delle montagne. Sicché sono appena andata a cercare un’altra delle mie cose preferite in musica, la versione di Estate di Bruno Martino suonata da Chet Baker al Capolinea di Milano. Insieme alla sua tromba, oggi mi sembrano perfetti il flauto di Nicola Stilo e il basso di Riccardo Dal Fra. Musiche d’altri tempi, quando luglio era estate e my favorite things erano forse altre. Se siete curiosi, potete ascoltare le cose favorite di John Coltrane a questo indirizzo (www.youtube.com/watch?v=qWG2dsXV5HI) e l’estate di Chet a quest’altro (www.youtube.com/watch?v=rSyATvLwYKE).

Prendendo lucciole per lanterne

follette-stagionate-e-lucciolePassano mesi e anni e due follette già stagionate non possono che stagionare ulteriormente. Magari fosse come certi prosciutti o certi formaggi. In fossa ci siamo, ma per altri motivi, e comunque io che amo l’altitudine preferirei starmene appesa a rifinire la mia maturazione dondolante alla brezza e dall’alto osservare l’umanità contemporanea che si agita scomposta in cerca di soluzioni. Ad alleviare un po’ i pensieri cupi di questa epoca che di due oneste lavoratrici dell’editoria non sa più che farsene, ci pensano di tanto in tanto gli affetti familiari, qui un nuovo bebé che nasce, là una nipotina che mette su casa o una zia antica che macina anni con impavida sicurezza, e comunque in aiuto arriva la stagione dei fiori e del sole. “Meno male – dice la mia amica disegnatrice Rita Ammassari – meno male almeno che è estate. Siamo autorizzate ad essere un po’ più leggere, no?”.  Ma ciò che sembra alleggerire i fardelli quotidiani a mo’ di battuta può rivelare un aspetto inquietante. Sicché se lei legge su Green News, il nostro quotidiano preferito quando siamo a Neverland, di manovre genetiche per rendere luminosi gli alberi con i cromosomi delle lucciole, io continuando le mie pratiche di giardinaggio, rastrello alla mano, rispondo da vera imbecille, come se non avessi capito bene la gravità della notizia. E insomma, l’unico a poter campare a cuor leggero di questi tempi è il gatto che, per quanto rappresentato in una livrea vagamente da galeotto, rincorre tranquillo una lucciola. Sinché ce ne saranno. Io in giugno quest’anno ne ho viste si e no due o tre, vuoi vedere che hanno catturato tutte le altre per gli esperimenti di laboratorio.

Erbe in festa a Rollo

Ipomoea-alba-che-si-apre-3Domani, sabato di giugno che inaugura con il solstizio la tanto attesa estate (qui tra le montagne assaggiata settimane fa e poi rimandata), sarò a Rollo, piccolo borgo tra gli ulivi del comune di Andora, provincia di Savona. E tra gli ulivi vista mare, una minuscola chiesa, pochi muri e nessuna auto, si ripeterà per la quindicesima volta il rito di una deliziosa festa delle erbe che con le sue atmosfere rilassate e colte è quel che ci vuole per prendere respiro e vedere ancora il lato buono del mio lavoro. Inaugura domani pomeriggio, prosegue anche di sera sino alle 23 e la domenica sino alle 20. I più saggi lasciano l’auto a Andora e salgono con la navetta, visto che posti auto lassù in collina tra gli olivi non ce ne sono quasi e il servizio navetta (partenza da piazza mercato ad Andora) è gratuito. Tra gli espositori, scelti con molta cura anche tra i piccoli vivai e artigiani locali che hanno qualcosa da offrire e da dire sul tema delle erbe, tradizionalmente c’è Dino Pellizzaro con le novità di piante per il clima mediterraneo. Si ritenga avvisata la lettrice del mio blog che qualche giorno fa voleva sapere chi, in giro per l’Italia, vende la profumatissima Ipomoea alba. E’ un italiano che sta in Francia, Dino appunto, e domani sarà con noi a fare festa a Rollo. Il programma della festa è a questo indirizzo.

Domenica tra paesaggi e fiori

chiocciolaUna domenica pomeriggio uggiosa, come se, dopo aver assaggiato l’estate, fossimo tornati a fine inverno. “Ma dai – dice mio marito – anche se piove ti porto a fare un giro. Che dici di andare a  Oropa, a vedere il giardino botanico?”. Gli sono riconoscente: fa di tutto per alleggerire la vita da tanti fardelli, compreso questo clima che piace solo a chiocciole e lumache.
Partiamo, piove e fa freddo. E a Oropa l’oasi del WWF con i fiori di montagna è chiuso per pioggia, bisogna accontentarsi di guardare da fuori il tripudio di fiori e immaginare i papaveri blu dell’Himalaya che sono fioriti ora, ma non si vedono. “Guarda quella sassifraga – dico io che di questi tempi sono più innamorata che mai delle sassifraghe – e chissà quante specie sono fiorite su queste montagne”.

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Così proseguiamo per strade di montagna percorribili in auto e scavallano dalla valle di Oropa alla Valle Cervo e al Santuario di San Giovanni di Andorno. Montagne austere e ancora più grigio piombo del solito, ma anche se pioviggina e il cielo è dello stesso colore delle rocce, è una sorpresa. A volte guardare in campo lungo e in primissimo piano saltando i piani intermedi fa stare bene. Solo paesaggi e fiori. Dondolano all’aria i fiori del maggiociondolo di montagna (Laburnum alpinum), c’è ancora qualche nevaio e dove la neve è appena andata via ci sono i petasites fioriti, nelle zone meglio esposte stanno iniziando a fiorire i rododendri ferruginei, in qualche angolo il loro rosa intenso si intreccia con il blu dei Phytheuma, il grigio azzurro delle festuche, il verde chiaro di certe magnifiche felci, pizzi finissimi che mi sembra di non aver mai visto, leggeri quanto Saxifraga rotundifolia che tappezza i muri stillicidiosi e Saxifraga cuneifolia che si impossessa delle fenditure dei muretti di contenimento sulla strada che prima sale, poi scende a precipizio tra tornanti da montagne russe.

Santuario-San-Giovanni-Andornofelce-bellissimapianta-spontanea-virosataRhododendron-ferrugineumSaxifraga-rotundifoliaSaxifraga-cuneifolia

Mezz’ora di strada da santuario a santuario; Oropa-San Giovanni di Andorno un unico giardino tra 1000 e 1400 metri con uno straordinario corteggio di fiori e conifere, sorbi montani, maggiocondoli, ontani. Attraversando i paesi della valle, un’altra sorpresa: Saxifraga cotyledon, la sassifraga dei graniti, grondante pannocchie di fiori candidi, si è infilata persino negli incolti e nei muri di pietra sulla strada provinciale. Svoltiamo dando per conclusa la carrellata naturalistica e sulla facciata di una fabbrica di lavorazioni plastiche di Sagliano Micca c’è una straordinaria arrampicata di tartarughe rosse. Tra natura e cultura, et voilà, anche la domenica pomeriggio se n’è andata.

Saxifraga-cotyledontartarughe-Cracking-Art-scalanom-una-facciata-industriale-a-Sagliano

Un’attenuante per Vallanzasca

Il telegiornale ha appena raccontato che ieri sera Renato Vallanzasca, bandito milanese degli anni Settanta con 4 ergastoli da scontare ma in semilibertà e ieri in permesso premio, si è fatto beccare all’uscita di un supermercato milanese con un paio di cesoie e una confezione di concime per piante (oltre a due paia di mutande) rubati e non acquistati come il resto della spesa.
Se quel concime e quelle forbici gli servivano per curare piante, beh, adesso che sarà processato per direttissima per furto aggravato e se ne dovrà tornare stabile nell’ultimo dei 36 penitenziari che ha visitato nella sua carriera di carcerato,  quello di Bollate, avrà pur sempre la chance di lavorare al vivaio di erbacee logo Cascina Bollateperenni di Cascina Bollate che al carcere stesso è annesso. E Susanna Magistretti gli potrà insegnare qualcosa in più dell’arte di coltivare piante e fiori per fargli sentire meno dura la nuova condanna per furto aggravato, solo perché voleva potare e nutrire piante senza spendere un soldo. Vorrei che fosse usato come attenuante il fatto che pensasse alle piante, invece che alla birra costosa, all’orologio alla moda, al dopobarba seducente. Io, per me, gli darei l’attenuante e non l’aggravante, ma forse lo Stato considera anche il giardinaggio una grave tentazione a delinquere da parte di chi ci ha già provato in molti modi.
Se volete visitare il vivaio Cascina Bollate e fare acquisti di erbacee perenni coltivate da chi sta cercando la redenzione e una professione in questo modo, c’è la possibilità di prenotare la visita giovedì 26 giugno alle fiori Cascina Bollateore 18 (prenotazione obbligatoria via mail entro mercoledì 25), oppure sabato 28 giugno alle ore 10,30 (prenotazione entro giovedì 26 giugno). Tutte le info su www.cascinabollate.org o mandando una mail a info@cascinabollate.org.

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